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30/12/2010

Anno Domini 1311-2011. il 23 ottobre Cangrade I della Scala rivive a Verona.

30/12/2010

domenica 10 aprile 2011: passeggiata scaligera in centro a Verona

 

Sirmione

Rocca Scaligera (foto di Fabio C Sansoni)

Rocca di Sirmione barbacaneSubito dopo la metà del sec. XIII, Mastino I della Scala, insignito del titolo di podestà (1259-1277)
stabilì la supremazia della sua famiglia in Verona. Per raggiungere un potere stabile doveva però aumentare il consenso tra la popolazione veronese, che non avrebbe accettato un potere troppo legato alla fazione ghibellina o filoimperiale.  La lotta all’eresia era un ottimo mezzo per aprirsi alla parte dei guelfi e guadagnare, seppur temporaneamente, le simpatie del Papa.
Fin dal 1273 si ha notizia della presenza di una numerosa colonia di eretici patarini che risiededeva a Sirmione. A quel tempo il basso Garda era sotto la giurisdizione del vescovo di Verona che mal tollerava questi gruppi  eretici. Nel 1276 l’Inquisizione di Verona organizzò contro questa comunità di eretici una crociata la quale fu capitanata dal podestà Mastino I della Scala.  In questo modo, lo scaligero oltre ad allargare la sua base di consenso, avrebbe esteso la sua Signoria anche su Sirmione, che, per le sue caratteristiche geografiche, aveva una grande importanza strategica nel controllo del territorio. Nel novembre del 1276, vennero arrestati circa duecento uomini e donne, che nel febbraio del 1278 morirono sul rogo nell’Arena di Verona. Fu una delle esecuzioni più spettacolari del tempo, un massacro disumano che permise alla famiglia degli Scaligeri di accrescere il proprio potere. Dopo aver conquistato Sirmione, Mastino vi costruì la sua Rocca. La parte iniziale della costruzione fu il mastio, il cortile principale e le tre torri angolari, nonché i 2 ingressi con ponte levatoio e rivellino. I merli della rocca furono edificati con la tipica forma ghibellina, ossia “a coda di rondine” quale segno inequivocabile delle propensioni politiche degli Scaligeri.
Tra il 1277 e il 1301 Alberto della Scala rese definitivo il dominio della famiglia sulla città ed il territorio circostante. Col tempo vennero aggiunte delle mura, il secondo cortile ed il secondo rivellino collegato al primo da un barbacane. La grande darsena che fiancheggia la rocca non esisteva ancora, probabilmente fu edificata dai veneziani nel Quattrocento. All’inizio del Trecento con Alboino e Cangrande I la Signoria scaligera conquista Vicenza, Padova e Treviso. Nel 1329, alla morte di Cangrande I la potenza scaligera aveva raggiunto la sua massima espansione.  Purtroppo i successori di Cangrande non furono all’altezza del loro progenitore pochi anni dopo la sua morte già ci furono i primi ridimensionamenti. Da un territorio che comprendeva Brescia, Parma, Sarzana e Lucca e quasi tutto il Veneto (tranne Venezia), con il regno di Mastino II ebbe inizio una inesorabile contrazione dei domini scaligeri a vantaggio dei Visconti di Milano e dei Veneziani. La Signoria scaligera cadde solo tra il 1378 e il 1402, quando Gian Galeazzo Visconti conquistò la città di Verona.

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SIRMIONE: L’ULTIMO, FATALE, RIFUGIO DEI CATARI

All’inizio del secondo millennio la fede dei cristiani veniva messa a dura prova dal comportamento dei papi e dei vescovi, nonché del clero in generale. Più che della cura delle anime, gli ecclesiastici si occupavano di politica e di potere: il concubinato era molto diffuso e la simonia era ormai una pratica consuetudinaria.
La reazione popolare a questo malcostume partiva da basi diverse per giungere allo stesso risultato. Tra la nobiltà cittadina si diffondeva il confronto con opinioni e mentalità differenti e le dottrine ereticali trovavano modo d’essere conosciute e condivise. Si assisteva anche ad un cambiamento della società, caratterizzata dalla grande mobilità dei ceti sociali: mercanti, nobili pellegrini e trovatori che venivano a contatto con realtà culturali diverse e le trasmettevano nei loro spostamenti.
Contemporaneamente, negli ambienti più poveri, cresceva il desiderio di un rapporto diretto con dio ed il contenuto morale della religione acquistava un valore maggiore di quello dogmatico. Dalla letteratura delle Sacre Scritture si delinea l’aspetto della chiesa primitiva, del Cristianesimo nelle sue espressioni più genuine e caratterizzanti: povertà evangelica, vita apostolica e partecipazione dei laici alla vita della chiesa.
Ma il mondo ecclesiastico dell’ XI secolo era invece drammaticamente diverso, con il Papato caduto sotto la tutela degli imperatori ed i vescovi meglio identificabili come signori feudali.
Venendo a mancare la fiducia nel clero, il popolo non esitava a seguire coloro che proponevano il rinnovamento dogmatico della chiesa.
Con l’iniziale protezione di papa Gregorio VII, nel milanese era sorto così il movimento patarinico che si proponeva il rinnovamento della moralità dell’alto clero ambrosiano e sosteneva la necessità di fare il vuoto intorno ai chierici corrotti.
Negli ambienti in cui era avvenuta la predicazione patarina, trovarono terreno favorevole per la loro propaganda dottrinale anche i catari che, unitamente a molti altri eretici, si erano insediati e avevano fatto proseliti, nel XII secolo, nel nord dell’Italia e in tutto il territorio veronese.
Secondo la dottrina catara, l’uomo è una contraddizione vivente,con corpo e anima sempre in lotta tra loro;l’anima è prigioniera del corpo e solo separandosi da esso riprende possesso della sua vita spirituale. La morte è il solo mezzo per raggiungere la felicità, con la conseguenza che per i catari era ammesso il suicidio, mentre il matrimonio, che perpetua la catena della generazione, era una istituzione da abolire.
“Catari” era dunque sinonimo di “puri”, forse per l’innocenza dei loro costumi morali. Secondo alcuni studiosi, l’eresia catara fiorì a Costantinopoli per essere poi portata in Francia, dove si affermò rapidamente in Provenza, ed in particolare nella città di Albi.
Per questo i Catari venivano chiamati anche albigesi. Negando i poteri fondamentali della società e l’istituzione stessa della famiglia, essi proponevano una dottrina antisociale, inaccettabile per papa Innocenzo III che dal 1207 all’1244 organizzò contro di loro una vera e propria crociata.
Gli eretici ne uscirono decimati, ma i sopravvissuti si rifugiarono in Italia ed in particolare in Lombardia, una terra già nota ai mercanti francesi e ad alcuni accompagnatori che indicavano ai Catari in fuga una meta apparentemente tranquilla.
In questo modo, verso il 1270, gli eretici albigesi giunsero a Sirmione.
A determinare la scelta della penisola sirmionese furono forse la vicinanza con Desenzano (altro centro cataro), forse la via di scampo che il lago poteva offrire in caso di pericolo, ma forse anche il fatto che trovandosi Sirmione in zona di confine, sotto il controllo di Verona, ma anche molto vicino a Brescia, si veniva a determinare una sorta di zona franca, nella quale potevano trovare riparo non solo i briganti nascosti nella boscaglia della Lugana (vedi Silva Lucana), ma anche gli eretici dalla Santa Inquisizione. Nel 1273 a Sirmione è testimoniata pure la presenza dei catari albanesi,dal nome del loro Vescovo Albano,che appartenevano alla chiesa catara di Desenzano. A Sirmione si trasferì anche la comunità catara dei bagnolesi, provenienti da Bagnolo San Vito, oppure da Bagnolo di Nogarole Rocca, forse in seguito all’alleanza fra Mantova e Verona del 1270. Albigesi, albanesi e bagnolesi convissero a Sirmione per alcuni anni e, pur avendo impostazioni dottrinali diverse, trovarono un accordo nel rispetto delle idee reciproche, nella comune liturgia e nella necessità di usare questo rifugio.
Durante la loro breve permanenza nella nostra penisola, i catari svolsero un’intensa vita liturgica e spirituale, volta anche ad allargare la cerchia dei loro seguaci. Come detto in precedenza, in questo erano favoriti dalla presenza dei patarini con i quali condividevano la sfiducia nel clero e la volontà di riformare i costumi. In realtà i catari andavano oltre, proponendo una diversa impostazione dogmatica, ma ciò non impedì di confondere in breve tempo i tre termini sicchè patarini, catari ed eretici finirono con l’acquisire il medesimo significato.
La comunità sirmionese si era dimostrata tollerante e ben disposta verso i profughi religiosi, ma nel 1272 la città di Verona assunse una posizione persecutoria verso gli eretici e nell’anno seguente prese il via l’attività dell’Inquisizione.
Il notevole numero di forestieri  che era venuto a trovarsi a Sirmione ed il loro continuo avvicendarsi non poteva però passare inosservato, così qualcuno pensò di mandare sul posto un testimone oculare. La scelta cadde su una donna, Costanza da Bergamo, che per meglio assolvere il suo compito finse di abbracciare la fede degli eretici.
Intanto erano notevolmente peggiorati i rapporti tra Verona ed il Papa, che aveva colpito la città con la scomunica e l’interdetto.
Il riconoscimento ufficiale dell’esistenza dei catari a Sirmione, con la conseguente necessità di intervenire con le armi per porre termine a questo male che minacciava la Chiesa e la società, parve al podestà veronese un’occasione propizia per recuperare i rapporti con il Papa.
Con la partecipazione di autorità civili ed ecclesiastiche, venne così organizzata una spedizione militare, il 12 novembre 1276, che si concluse con la cattura degli eretici. I catari imprigionati furono circa 170, ma tutti gli abitanti di Sirmione furono messi sotto accusa per aver favorito gli eretici e per aver ostacolato il lavoro dell’Inquisizione.
Più della metà dei catari catturati abbandonarono la loro fede per avere salva la vita, ma tutti gli altri vennero condannati al rogo, che venne acceso il 13 febbraio 1278. si concluse così la vicenda dei catari rifugiati a Sirmione, raccontata da Giuliana Crema.

bibliografia:
I CATARI NEL TERRITORIO VERONESE ED IL LORO RIFUGIO DI SIRMIONE,di Giuliana Crema, Università Cattolica S. Cuore, Milano, anno accademico 1972-1973

ERAVAMO POVERA GENTE,di Giordano Signori, Sabina Fadabini, Luigi Ennio Campagnola, comune di Sirmione, 2002

Si ringrazia la Biblioteca Comunale di Sirmione per la consultazione di preziosi libri di testo e tesi di laurea.

Un ringraziamento speciale all'Assessore alla Cultura ed alla Sig.ra Pasqua Dibiase   http://www.sirmionebs.it/italian/biblioteca.php

 


 

Altri castelli e fortificazioni che hanno avuto una certa importanza durante il periodo della Signoria Scaligera

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