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21/06/2008
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05/06/2008
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Protezioni in maglia per il capo nel Medioevo.

Osservazioni personali di Francesco Passoni

Queste righe non vogliono assolutamente essere una guida sulle protezioni di maglia per il capo, ma una serie di osservazioni tra la ricerca storica e l'esperienza rievocativa vissuta sul campo. In quanto tali, col tempo, avendo modo di sperimentare, sicuramente queste note verranno ampliate.
Le mie ricerche si focalizzano prevalentemente sul periodo scaligero e sono rivolte oltre che al mondo della cavalleria al meno esplorato mondo delle fanterie e milizie popolari.

Il camaglio origine, sviluppo e declino.

Fig. 1 Bibbia Maciejowski, soldato che si sfila l'usbergo.Per protezione in maglia del capo generalmente si intende il "camaglio", termine che il dizionario ci presenta come: "parte dell'armatura in maglia di ferro, che proteggeva collo e spalle". L'origine del termine deriva dal francese antico camail che a sua volta deriva dal provenzale capmalh, letteralmente "testa di maglia".(1)
Anche la protezione in maglia di ferro legata al bordo inferiore dell'elmo, che progressivamente andrà sostituendo, nell'arco dei secoli, la cuffia completa, è chiamata camaglio, tanto che per alcuni autori "camaglio"  è la sola parte che protegge collo e spalle. (2)
Fig. 2 Codex Manesse, soldati con camaglio.Fin dal XI sec. la cuffia di maglia è la principale protezione per il capo. Inizialmente fa parte integrante dell'usbergo o camicia di maglia (fig. 1) per poi diventare, a metà del XIII sec., un elemento staccato ed indipendente. Come si è già detto, nella prima metà del XIV sec., finisce per diventare una parte dell'elmo per essere poi abbandonato definitivamente verso la metà del XV sec.
La sua funzione principale era quella di assorbire i tagli delle lame che potevano arrivare a colpire le spalle , il collo o la testa, ed in modo minore i colpi portati di punta. In qualsiasi caso la sua efficacia era sempre vincolata alla presenza di altre protezioni tipo imbottiture sottostanti o un elmo posto al di sopra. Sicuramente veniva indossato sopra cuffie di tela o lino imbottite o probabilmente veniva addirittura rivestito internamente da una protezione in stoffa, proprio per offrire l’elasticità e l’imbottitura sufficiente a proteggere anche parzialmente dai colpi da botta.Per quanto alcune rappresentazioni ci mostrino dei combattenti protetti dalla sola cuffia di maglia (vedasi tavole del Codex Manesse o della bibbia Maciejosvkyi) è da ritenersi che comunque molto spesso si trattasse di una protezione supplementare, o meglio, complementare all'elmo (fig. 2).Fig. 3 Protiro di San Zeno Verona particolare
Difesa abituale del cavaliere, con il passare dei secoli lo troviamo indossato anche da soldati appiedati e forse dalle fanterie. Si tratta di un prodotto di altissimo artigianato anche per l’epoca, pertanto molto costoso, e dunque non alla portata di tutti; questo ci spiega il perché fosse adottato prevalentemente dalla cavalleria, che era formata per la maggior parte dalle classi più agiate.
La complessità e la precisione nella produzione di un elemento in maglia di ferro, faceva delle persone che li producevano dei raffinati artigiani, anche ben pagati e molto ricercati per i loro servigi. Come dice A. Settia “…, il podestà di Vercelli, mediante l’allettamento di eccezionali facilitazioni fiscali e con il dono di una casa, procurava che Ermanno Rosso, osbergerius milanese, si trasferisse in città e ivi abitasse in perpetuo esercitando la sua arte,…” (3) Va inoltre sottolineato che, ai nostri giorni, non tutto sulle tecniche di produzione usate all’epoca ci è chiaro.
Nel XIV secolo, quindi in piena espansione della signoria scaligera, l’uso del camaglio si deve essere maggiormente allargato a tutti i gradi militari, come ci dimostrano anche gli scavi della città di Wisby (sull’isola di Gotland nel Mar Baltico) dove la percentuale di camagli è decisamente alta, anche se fare corrispondenze fra regioni così lontane nell’Europa medievale mi lascia qualche dubbio. Difatti nell’iconografia veronese non sono riuscito a trovare un’evidenza di questa diffusione, anzi il dubbio è che addirittura in Italia le fanterie andassero più “alla leggera” rispetto ad altre regioni d’Europa.
Fig. 4 Sarcofago di Vieri da Bassignana particolareLe tipologie costruttive erano certamente infinite, in quanto l'iconografia ce ne restituisce una varietà molto fantasiosa, con aperture più o meno estese, con o senza la protezione per il mento, con differenti modi di legarlo. I pochi esemplari arrivati sino a noi ci presentano generalmente delle cuffie che partono da un singolo anello centrale sul capo e scendono attraverso delle "espansioni" della maglia prodotte aggiungendo progressivamente più anelli. La lunghezza era anch'essa variabile, le fonti ne riportano di lunghi che coprono le spalle e di più corti che proteggono prevalentemente testa e collo.
L'apertura frontale era spesso ridotta da una specie di pezza di maglia o "ventaglio" che veniva legato lateralmente e serviva per coprire il mento e la parte bassa del volto. Soprattutto nel caso il camaglio fosse parte integrante dell'usbergo questa apertura più grande consentiva di sfilarsi la cuffia per lasciarla ricadere sulle spalle senza la necessità di togliersi tutta la protezione: "è il gesto compiuto da Ezzelino quando nel 1237, entrando in Padova, volle baciare la porta della città." (4)
A volte gli anelli di ferro erano abbinati ad altri in bronzo, è il caso di alcuni "bordi inferiori" o anche strisce di anelli che cingono come una corona il capo. Per quello che ho capito nel tradurre il testo di Thordeman sugli scavi di Wisby, probabilmente tali inserti erano posti in queste posizioni sia per scopo decorativo che per diminuire la corrosione del metallo. Infatti, un legaccio che stringe e fissa il camaglio all’altezza della fronte favorisce e facilita la corrosione dovuta al sudore, di qui la preferenza per l’ottone. (5)Fig. 5 Affresco in Sant' Anastasia Verona
Il peso di questa protezione non doveva essere eccessivo, se si considera che una riproduzione moderna di non eccelsa qualità arriva a pesare dai tre ai quattro chili; all’epoca, con la cura per l’esecuzione e i diametri di filo decisamente inferiori, rispetto alle repliche moderne, un camaglio non doveva superare i due chili. Oggi siamo abituati a pensare al soldato medievale come ad un pesante guscio di metallo che si muove impacciato sul terreno, invece la realtà dell’epoca doveva essere quella di un soldato ben protetto si, ma che si muoveva agilmente per poter sopravvivere in mischie molto frenetiche. Come suggerisce E. Oakeshott, a volte un’ armatura di piastre completa non era pesante quanto il kit di marcia di un soldato di fanteria della prima guerra mondiale. (6)

Osservazioni iconografiche nostrane

Nella mia ricerca di fonti iconografiche nostrane ho avuto modo di trovare, per il ristretto ambito veronese, prevalentemente delle parti di maglia abbinate all'elmo, e' il caso degli affreschi della Casa delle Guardie nel Castello di Avio (fig. 6) o degli affreschi della basilica di San Zeno (fig. 3) o Sant’ Anastasia a Verona (fig. 5). Si tratta per lo più di barbute e bacinetti.Fig. 6 Affresco del Castello di Avio

Le mie esperienze

Per la mia sperimentazione ho deciso di produrre un camaglio ad anelli "accostati" e non rivettati o saldati, per ovvie ragioni di praticità costruttiva e perchè mi interessava sperimentare l'uso dell'oggetto nella quotidianità, e non la sua resistenza agli impatti (dato che non ho intenzione di sperimentare su me stesso la violenza reale di un combattimento che ha come scopo quello di annientare l’avversario). Ho scelto il tipo di intreccio che comunemente viene definito "4 in 1" (fig. 7),Fig. 7 Intreccio di maglia 4 in 1 poiché per l'esperienza che ho avuto leggendo e documentandomi era il più diffuso nel medioevo (ad oggi non ho ancora trovato fonti che mi dimostrino che vi fossero altri tipi di intreccio).  Per brevità si intende "4 in 1" l'intreccio della maglia in cui un anello è legato ad altri 4, rimando ad altro articolo un'analisi più dettagliata della tecnica di produzione della maglia stessa.
Già dopo le primissime prove mi sono reso conto che l'uso del camaglio è impossibile senza qualche sistema di fissaggio, poiché la maglia metallica si muove molto sulle protezioni in stoffa del capo, pertanto almeno un laccio all'altezza della fronte è indispensabile. Per evitare che tale laccio si sfili nelle fasi concitate della mischia è anche meglio che sia fissato o addirittura sia passato all'interno della maglia. Inoltre sarebbe consigliabile fissare tutta la cuffia alle spalle ed al petto, sempre con un laccetto, per evitare che si sollevi o si sposti la parte a protezione delle spalle, rischiando di lasciare pericolosamente esposte parti vitali.
La parte a protezione del volto deve essere anch'essa ben rivestita con della tela poiché sia col sole che con il freddo il metallo risulta veramente scomodo per la pelle.
Per quanto riguarda le dimensioni dell’apertura ho potuto constatare che deve essere il più stretta e piccola possibile, a differenza di molti modelli che si trovano in vendita, lasciando liberi solo gli occhi, il naso, e la bocca, altrimenti, un’apertura più lunga ed ampia finirebbe per scoprire in modo fin troppo evidente la gola rendendo del tutto inutile la protezione stessa.
L’ uso della protezione non può che essere limitato nel tempo, almeno per l’uomo moderno non allenato al mestiere delle armi. Il peso abbinato alla stanchezza per lo sforzo fisico durante un combattimento, ed alla sudorazione che appiccica gli indumenti e quindi anche le protezioni all’interno del camaglio stesso, rendono questa cuffia un vero tormento per il capo.

In conclusione la mia esperienza pratica con questa protezione della testa mi ha dimostrato come sia riduttivo pensare al camaglio come ad una semplice cuffia di anelli metallici. Si tratta invece di una protezione sofisticata, con inserti in cuoio e stoffa, indispensabili per l'uso della protezione stessa.
Va anche sottolineato come di per se il camaglio sia una protezione troppo parziale per un punto così vitale come la testa, pertanto stento a credere che se ne sia fatto largo uso senza l’aggiunta di un elmo.

Note

1 - Dizionario Garzanti della lingua Italiana.
2 - "Quella parte del giaco, o altra armatura, d'intorno al collo, ch'è di maglia più fitta e più doppia." Iacopo Gelli, Guida del raccoglitore e dell'amatore di armi antiche, p 136.
3 – A. Settia, Comuni in guerra, p 183.
4 – A. Settia, Comuni in guerra, p 183.
5 - Thordeman, Armour from the battle of Wisby 1361.
6 - Ewart Oakeshott - A Knight And His Armor.

Altre fonti

- David Edge & Jhon Miles Paddock - Arms And Armour Of Medieval Knight
- Jean Flori - Cavalieri E Cavalleria Nel Medioevo
- Gerry Embleton - Il costume militare medievale

Ringrazio Fabio Carlo Sansoni per le immagini 3, 4, 5.


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