News

21/06/2008
Aggiunte nella sezione Calendario eventi alcune nuove date.
05/06/2008
Nella sezione Gallery, sono state aggiunte nuove immagini.
 

Peschiera del Garda

Plastico Peschiera scaligera

  "Siede Peschiera bello e forte arnese / da fronteggiar bresciani e bergamaschi / ove la riva intorno più discese. / Ivi convien che tutto caschi / ciò che 'n grembo a Benaco star non può / e fassi fiume giù per verdi paschi. / Tosto che l'acqua corre a metter co' / non più Benaco, ma Mencio si chiama / fino a Governol dove cade in Po."

(Dante Alighieri - Divina Commedia -                      Inferno, canto XX,  70-78)

Purtroppo della grande fortezza scaligera di Peschiera del Garda non è rimasto un gran che, o perlomeno, quasi nulla che sia visibile per un normale turista. I Veneziani nel XV secolo e gli Austriaci nel XVIII-XIX secolo stravolsero più volte l’assetto militare-urbanistico della città lacustre, ridisegnandone la forma, la disposizione degli edifici  e costruendo un’imponente cinta muraria che per secoli fu baluardo inespugnabile per i molti nemici che tentarono di conquistarla.
Il gruppo di volontari di Forte Ardietti e il Sig. Giorgio Capone hanno analizzato una copia della mappa di Cristoforo Sorte del 1571, ed estratto dal disegno del perimetro della vecchia fortezza comunale-scaligera indicata come “Peschiera vecia”, poi hanno confrontato il disegno con quello del cartografo veneziano Martin Sanudo del 1483 ed hanno così raccolto una quantità di notizie tali da permetter loro di realizzare un plastico che riproduce il vecchio castello scaligero di Peschiera del Garda (l’opera è visibile presso l’aula didattica allestita all’interno di Forte Ardietti).

Il 22 aprile 1236, Ezzelino III da Romano, unito al partito dei Montecchi, “rubbò il castello di Peschiera vendutogli per li figliuoli di Delfino da Peschiera per il prezzo di li(b)re 3000, di monete veronesi”. Ezzelino era già sulla via dell’assoluto dominio di Verona. Nel 1238, il conte di San Bonofacio, dopo anni di lotte tra le varie fazioni, riconquistava la fortezza di Peschiera con grandi danni per la sua comunità. Nel 1255 fu riconquistata da Ezzelino il quale la riempì di soldati e sconfisse i nemici. Nel 1266 Verona nominò Mastino I della Scala quale suo Podestà con l’assenso di Ezzelino. Poco dopo Mastino divenne Capitano del Popolo e Signore delle terre veronesi. Nel 1271, contro gli statuti, si arrogò il diritto di costruire fortilizi attorno al castello di Peschiera, che fino ad allora era rimasta autonoma e il suo legame con Verona era geografico, ma non politico. Mastino ordinò che il castello fosse tenuto da un cittadino di Verona il quale doveva risiedere nella fortezza e pagare le tasse. Nel 1276 il vescovo Tumidio sollecitò un’azione armata contro gli eretici Patarini in accordo con l’Inquisitore Bonacolsi. Mastino I, in qualità di Capitano del Popolo e guidato dal buon senso, eseguì gli arresti a Sirmione, ma fu poi suo fratello Alberto I della Scala, suo diretto successore, a far mettere al rogo gli eretici all’interno dell’Arena di Verona.
In questo periodo furono promulgati gli “statuti veronesi”. Nel 1277 Albero I della Scala soppresse lo statuto che accordava alla comunità di Peschiera il privilegio di eleggersi i propri magistrati. Nel 1301, alla morte di Alberto, gli succedette Bartolomeo, poi Alboino ed in fine Can Francesco (detto Cangrande). Cangrande I della Scala allargò smisuratamente i domini scaligeri e regnò con fermezza ed intelligenza. Nel 1327 il signore scaligero decise di promuovere un rafforzamento delle fortificazioni sul lago di Garda e quindi anche di Peschiera, un atto documentato da una lapide marmorea oggi conservata nel museo di Castelvecchio a Verona. Cangrande morì a 38 anni, nel 1329, lasciando ai nipoti un territorio molto vasto. Nel 1330 Mastino II  e Alberto II rinnovarono a Peschiera i permessi di pesca e le immunità già da tempo godute. Nel 1332 il Vescovo investì i signori della Scala di vari diritti decimali. Nel 1333 i bresciani (di fazione guelfa) attaccati da Mastino II, pur di non cadere nelle mani dello scaligero invocarono l’aiuto dell’Imperatore boemo. Peschiera era diventata una postazione strategica per gli scaligeri che la usavano come base militare per attaccare i territori circostanti. Sotto il dominio di Mastino II vennero ultimate le mura e la rocchetta. Dopo la sua morte la famiglia scaligera fu afflitta da continue discordie. Al 1354, ossia durante il regno di Cangrande II (detto Canrabbioso), risale la costruzione di gran parte di Castelvecchio a Verona e di quello splendido ponte che unisce il castello alla sponda ovest dell’Adige. E’ interessante notare che il ponte della fortezza scaligera di Peschiera, stando ai disegni e alle mappe pervenute (poiché della sua struttura non ci è rimasto quasi nulla), doveva essere molto simile a quello coevo di Verona.  Cansignorio, assetato di potere, prima assassinò il fratello Cangrande II e poi accusò l’altro fratello, Paolo Alboino, di aver congiurato contro di lui e “il fe mettere en preson in lo castello de Peschiera esi ghe fe tagiar la testa”. L’assassinio di Paolo Alboino era l’unico modo per garantire ai propri figli, Bartolomeo e Antonio, di ereditare il potere della famiglia della Scala. Ma gli odi fratricidi della famiglia scaligera non erano terminati. Bartolomeo subito dopo aver ottenuto dall’Imperatore Carlo VI la riconferma del titolo di Vicario Imperiale fu trovato morto assassinato. Il fratello Antonio regnò malamente, abbandonandosi ad una vita di sperperi, senza curarsi troppo dei nemici che stavano organizzando la loro rivincita. Nel 1387 Antonio della Scala fu cacciato da Verona mentre gli esuli Bevilacqua e Malaspina entravano in Verona. Era la fine della signoria scaligera. Quello stesso anno i Carraresi e i Visconti invasero le terre scaligere. Peschiera, ritenuta una rocca pericolosissima, venne espugnata e presidiata. I Carraresi e i Visconti si contesero la rocca per alcuni anni fino a che, grazie all’intervento del condottiero mercenario Facino Cane, i Visconti furono cacciati da Peschiera. I da Carrara divennero i signori di Peschiera e dei paesi limitrofi. I veronesi non sopportavano la presenza di padovani nella loro terra e invocarono l’intervento dei Veneziani, i quali si allearono con i Gonzaga di Mantova e mossero guerra ai Carraresi. Ancora una volta Peschiera fu un ottimo baluardo contro gli aggressori e i mantovani faticarono molto prima di conquistarla e cacciare i padovani. Poco dopo cadde anche Verona e iniziò la dominazione veneziana nei territori veneti. I Gonzaga ottennero Peschiera e Castellaro Lagusello e per quasi 30 anni regnarono pacificamente. A loro si deve un primo intervento di ricostruzione delle mura fortificate di Peschiera. Nel 1435 Venezia accusò i Gonzaga di tradimento e scoppiò la guerra. I Gonzaga di Mantova alleati dei Visconti di Milano difesero i territori del basso Lago di Garda dall’attacco di genovesi, fiorentini e veneziani. Nel 1440, con la pace di Cavriana, la città di Peschiera passò definitivamente sotto il dominio di Venezia e rientra nella giurisdizione di Verona. E’ proprio sotto il dominio della Repubblica di Venezia che iniziò la trasformazione della cinta muraria della città di Peschiera la quale assunse un aspetto nuovo e più consono al nuovo modo di fare la guerra.

Riferimenti:
gran parte dell’articolo è tratto da un testo di Giorgio Capone e dallo splendido volume  “Peschiera. Storia della città fortificata” di L.V.Bozzetto, 1977.


Sirmione | Peschiera del Garda | Lazise | Malcesine | Soave | Torri del Benaco

La lista completa di tutte le città (borghi e villaggi) che hanno avuto un'importanza storica durante la signoria scaligera quì sotto riportata è in continuo aggiornamento.

 

Cerca Stampa questa pagina