Questa parte del sito di scaligeri.com è dedicata alle domande che ci sono state inviate dai visitatori del nostro sito web. Rigraziando tutti coloro che ci hanno cortesemente scritto in questi anni cercheremo di dar loro una prima e sommaria risposta. Sarà ovviamente nostra cura cercare maggiori informazioni e pubblicarle sul sito on-line dell’associazione. Chiunque fosse in grado di fornire ragguagli o perfezionamenti ai nostri articoli è pregato di scriverci alla casella di posta elettronica info@scaligeri.com Matteo, studente della classe 2B - Istituto Seghetti (Verona) - ci domanda: “In alcuni testi didattici si parla del Medioevo come di un’era buia, fatta di crudeltà, violenza e barbarie. È giusto considerare questi secoli come un’epoca di dilagante ignoranza, superstizione e di un certo “ristagno” nella scienza tecnica e nelle scoperte scientifiche?” (febbraio 2010) Risposta: Assolutamente no, caro Matteo. Il Medioevo, un' era tradizionalmente considerata buia, si sta rivelando in questi ultimi anni, un’epoca straordinariamente ricca di invenzioni. Tra le tante vorremmo raccontarti la storia degli occhiali.
....................................................... Gli occhiali nel medioevo (di Fabio Sansoni) Ogni mattina, milioni di persone appena si svegliano, allungano la mano verso il comodino e afferrano i loro occhiali. Un gesto normale, comune, che compiamo senza forse sapere che questa stupenda invenzione risale al Medioevo, o meglio al XIV secolo, ossia a quel periodo che ingiustamente molti storici hanno battezzato con il nome di “ secoli bui ”. In passato, le persone nate con un difetto di vista (miopia o astigmatismo) non avevano alcuna speranza di riuscire a distinguere perfettamente forme ed oggetti. Immaginiamo un uomo miope nel Medioevo. Di certo non poteva fare il soldato, ma nemmeno l’artigiano o il cerusico. In un mondo dove le lenti di ingrandimento erano ancora una rarità e il cannocchiale non era stato ancora inventato, non poter vedere da lontano (o da vicino) rendeva assai vulnerabile l’individuo. Un problema alla vista poteva quindi influire notevolmente sulla qualità (e durata) della vita di un uomo. Sembra che l'arte di ingrandire gli oggetti per vederli meglio fosse già conosciuta dai Romani, ma nessuno pensò di utilizzare questi metodi per leggere, visto che la lettura intesa come "svago" non era un'attività molto diffusa. Nerone era solito guardare i giochi del circo attraverso uno smeraldo forse perché il colore verde della pietra agiva da effetto riposante per gli occhi oppure perché il taglio particolare della sua pietra gli permetteva, senza saperlo, di correggere un difetto della vista. Anche Seneca sapeva che gli oggetti potevano essere ingranditi semplicemente guardandoli attraverso una boccia piena d'acqua. Altri personaggi utilizzavano gli specchi per aiutarsi nella lettura. Fu solo nell'XI secolo che il fisico arabo Alhazen cominciò a studiare l'ottica e scrisse un trattato in cui per la prima volta veniva studiata la rifrazione e l'angolo di incidenza e di riflessione. Con la traduzione in latino della sua opera, i monaci cominciarono a progettare e costruire lenti convesse che venivano poste sui manoscritti da copiare. fu solo più tardi, tra il XIII e il XIV secolo che la lente cominciò ad essere utilizzata più vicino all'occhio anziché all'oggetto. Molti intellettuali, ecclesiastici e scrittori del Medioevo avevano problemi di vista ed indossavano delle rudimentali lenti di cristallo per vedere meglio. Ad esempio il Petrarca li indossava per comporre, e nella metà del Trecento scriveva: “…non mi vanto d’aver avuto una grande bellezza, ma in gioventù potevo piacere …. passati i sessanta, fui costretto a ricorrere con riluttanza all’aiuto delle lenti”. * In effetti gli occhiali nel Trecento erano assai scomodi ed assomigliavano ad una sorta di pince-nez, ossia due lenti rotonde chiuse in una montatura priva di stanghette; venivano collocati sulla punta del naso che stringevano come una molla. Dovremo aspettare il XVIII secolo per vedere la comparsa dei primi occhiali moderni, con stanghette che permettevano a chi li portava di respirare senza troppa fatica. Il 23 febbraio del 1305 si registra una predica presso la chiesa di Santa Maria Novella in Firenze ove il domenicano beato Giordano da Pisa o Rivalto comunica al popolo che “..non è ancora venti anni che si trovò l'arte di fare gli occhiali che fanno vedere bene, ch'è una delle migliori arti e delle più necessarie che 'l mondo abbia, ed è così poco che si trovò: arte novella che mai non fu... io vidi colui, che prima le trovò, e fece e favellaigli”. Di qualche anno dopo è il documento della Cronaca del convento domenicano di S.Caterina (Pisa), ove risiedeva il beato Giordano in cui si ricorda un tale frate Alessandro della Spina, morto nel 1313. Nel suo necrologio è scritto: “..modesto e buono, il quale quello che fatto vedeva sapeva egli rifare. Gli occhiali (ocularia) che altri per primo aveva fatto e non voleva comunicarne il segreto, fece egli ed a tutti comunicò lieto (ylari) e volonteroso”. Ad ogni modo possiamo vedere raffigurate queste lenti da vista nelle bellissime miniature di codici trecenteschi come ad esempio il Salterium ad usum engolismensis diocesis, di origine francese. A Venezia, grande centro di produzione del vetro, già alla fine del Duecento gli occhiali erano diventati di uso abbastanza comune tanto che un’ordinanza del 2 Aprile 1300, al capitolo XL (dove vengono indicati una serie di oggetti tra i quali figurano le lenti d'ingrandimento, e per la prima volta le lenti per occhiali ossia “roidi de botacelis et da ogli e lapides ad legendum”), diretta ai lavoratori del vetro, proibiva loro di “comprare o far acquistare comuni lenti di vetro non colorato facendo credere che siano di cristallo o lenti per occhi”. Gli occhiali in lingua tedesca si chiamavano (e tutt’oggi si chiamano) “Brille”, una parola che deriva da “berillum”il nome medioevale del cristallo. L’inventore, o meglio, il primo fabbricante ufficiale degli occhiali fu probabilmente un laico. Forse un italiano. Dovendosi mantenere con il proprio lavoro, l’artigiano tenne gelosamente segreto il sistema di produzione. Ancora nella metà del Quattrocento orafi e artigiani del vetro stipularono un impegno a mantenere segreta quest’arte ed a tramandarla solo a due colleghi per volta , che avrebbero lavorato nella loro bottega fino a che non avessero appreso perfettamente quest’arte e fossero stati pronti ad aprire un commercio proprio. L’abilità necessaria a costruire gli occhiali doveva essere ritenuta straordinaria quasi simile all’arte dell’alchimia. Alessandro della Spina, essendo un frate e non avendo problemi di bilancio e sostentamento, fu disposto a divulgare generosamente la tecnica di produzione degli occhiali. Probabilmente questo è il motivo per cui vediamo parecchie miniature che ritraggono frati domenicani che indossano occhiali, mentre studiano, scrivono e leggono testi sacri. I domenicani , a differenza di altri ordini religiosi che prediligevano attività caritatevoli e meno scientifiche, avevano fatto della cultura il cardine della loro vita religiosa, per essere in grado di combattere l’eresia e risultare sempre vincitori nelle pubbliche dispute, dovevano leggere moltissimo e quindi aiutare gli occhi affaticati con “occhi di vetro”. Per fare una citazione “moderna” come testimonianza di quanto sopra descritto, menzioniamo il celebre romanzo di Umberto Eco, intitolato "Il nome della Rosa",nel quale frate Guglielmo da Baskerville inforca tra lo stupore dei confratelli “oculi de vitro cum capsula” o “Vitrei ab oculis ad legendum”. A Treviso, il pittore Tomaso da Modena dipinse nel 1352 quaranta “Predicatori illustri” ciascuno nella propria cella seduto allo scrittoio ed occupato a leggere comporre e trascrivere. In viaggio gli occhiali, chiusi nella loro custodia, si portavano appesi alla cintura come possiamo vedere in illustrazioni e miniature del 1300-1400 di predicatori famosi. Bisogna ricordare che le lenti trecentesche non risolvevano tutti i problemi di vista. Le lenti adatte a presbiti e a certi miopi, furono create solo nel XVI secolo e tra i primi a poterle indossare ci furono i Medici di Firenze.
BIBLIOGRAFIA: * Medioevo sul naso, di Chiara Frugoni, editore Laterza http://www.otticalook.com/dossier/gli_occhiali_nella_storia_36.html http://it.wikipedia.org/wiki/Occhiali
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