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Le Armi Bianche |
ARMI E ARMATURE di Fabio Sansoni
Dopo qualche anno che mi interesso alle armi del periodo medioevale, mi rendo ben conto delle difficoltà di affrontare un argomento che di per sé richiede molte competenze specifiche, e solitamente è materia studiata da specialisti chiamati oplologi. Vorrei citare prima di tutto il punto di riferimento di molti appassionati di armi antiche, ossia il dott. Lionello Giorgio Boccia, non solo per il ruolo di oplologo, ma per la sua capacità di affrontare un argomento tra i più delicati con una straordinaria sensibilità alla divulgazione, promuovendo gli aspetti artistici e culturali delle armi e degli armamenti. Prima dell’affermarsi delle artiglierie a polvere da sparo o delle armi da fuoco in generale, in Europa le armi più utilizzate (sia per la guerra che per la caccia) erano le armi bianche. Con il termine “arma bianca” si intende qualunque arma che ferisca di punta o di taglio. Esse sono strumenti che per “funzionare” hanno bisogno della forza dell’uomo e possono esser impugnate o scagliate. Tra le armi bianche mi piace includere anche quelle armi che “feriscono” di botta, come ad esempio le mazze e certi tipi di martelli d’arme, oppure le armi da lancio, come ad esempio le lance e i giavellotti, certe asce o coltelli. Tra le tante armi bianche, la più interessante sotto l’aspetto dell’evoluzione tecnica e del suo rapporto con la società e l’arte è certamente la spada. È mia intenzione quindi concentrarmi maggiormente sullo sviluppo di questa arma simbolica che si è andata caricando di volta in volta di tanti significati legati alla trasformazione della società. ![]() Se prendiamo in esame il periodo che va dal XIII al XV secolo e ci concentriamo su un territorio più o meno vasto quale l’Europa meridionale possiamo notare che le armi bianche hanno subito nel corso dei secoli molteplici variazioni sia strutturali che estetiche. Le loro forme, anticamente più rozze e semplici, in alcuni casi derivate da attrezzi agricoli o strumenti venatori, si sono complicate, il loro aspetto meramente funzionale ha pian piano seguito i canoni artistici del periodo storico in cui sono state create e questi strumenti di guerra hanno unito alla essenziale funzionalità anche una serie di moduli decorativi di gran pregio. Da cosa dipendono le modificazioni che hanno subito queste armi? Un’arma ha fondamentalmente un suo preciso scopo pratico e viene creata dall’artigiano al fine di poter permettere a chi combatte di ottenere il miglior risultato nell’offesa con il minor sforzo e il minor rischio di essere colpito. Quindi le armi si trasformano di pari passo all’evoluzione dell’armatura, ossia delle protezioni del corpo del guerriero. Se nel 1200 la migliore protezione del corpo di un uomo d’arme era l’usbergo, cioè la maglia di anelli di ferro che copriva il busto, la schiena, le braccia, il bacino e parte delle cosce, è facile immaginare che le armi più efficaci e funzionali per uccidere un guerriero fossero armi da sfondamento come lo spiedo, la lancia, oppure le frecce o più in generale il “saettame”, poi le armi da botta come le scuri, le mazze e i mazzafrusti e per finire le armi da taglio “più nobili”come le spade. Le spade di quel periodo sono corte, larghe e stondate in punta. In effetti la tattica schermistica è prevalentemente basata su traversoni e fendenti. Colpi possenti che devono sfondare l’usbergo o l’elmo dell’avversario e troncarne gli arti o spaccarne il cranio. I fabbri del XIII secolo forgiarono lame forti, con fili molto resistenti. Crearono spade con un’anima fatta di strati di acciaio dolce e di ferro, la quale poi veniva incamiciata in un acciaio più duro. Quali fossero i procedimenti di tempera ancor oggi lo ignoriamo. Purtroppo pare che non esistano libri o manuali del tempo che raccontano nel dettaglio l’attività del fabbro, una figura molto dibattuta, al limite tra l’artista e lo stregone. Di certo sappiamo che per lavorare il ferro occorrono miniere dove estrarre facilmente il minerale, e dei boschi dove reperire molta legna da ardere che alimenta la fornace, e località ventilate poiché l’aria era indispensabile al buon funzionamento dei primi forni. In questi luoghi sorgono le prime fabbriche di lame e in breve tempo si crea una via commerciale che permette di esportare le lame migliori. Le lame vengono vendute a fasci o a casse le quali vengono inviate ad altri fabbri che “incavalcano” il fornimento, ossia assemblano i vari pezzi che compongono una spada: elsa, pomolo e impugnatura. E’ facile intuire che molte delle spade del 1200 subiscono delle modifiche specifiche soprattutto nelle fogge dei fornimenti a seconda di dove vengono assemblate. Infatti il fornimento è quell’insieme di pezzi che possono mutare abbastanza facilmente a seconda della località in cui si produce l’arma pronta per la vendita, del livello sociale della clientela, del gusto artistico del periodo. ![]() Ad esempio una parte del fornimento, il pomo della spada, può avere varie fogge. Il pomo a “disco” è abbastanza tipico delle spade italiane del XIII secolo e si ripropone anche nel secolo successivo. Ma esistono altri tipi di pomo come quello “lobato” (tipico d’Oltralpe), quello a “barchetta” ( tipico della Toscana), quello a “battistero” utilizzato dal XI al XV secolo nell’Italia centro-settentrionale e quello a noce del brasile o meglio conosciuto come il pomo della spada di San Maurizio, di origine tedesca. Altra parte del fornimento che subisce i gusti dei vari fabbri sono i “bracci “(elsa o elso). Una caratteristica delle spade italiane del XII e XIII secolo è quella di avere i bracci dell’elso molto corti, soprattutto se paragonati a quelli delle spade tedesche o polacche, perlomeno quando i bracci dell’elso sono diritti. In effetti un’elsa molto larga a prima vista sembra permettere una maggiore difesa delle mani di chi brandisce la spada, ma ciò implica che per avere un’elsa grande anche la lama dev’essere più grande e quindi più pesante. Probabilmente la motivazione della scelta dei fabbri italiani è di carattere fisico. I guerrieri italiani erano più bassi di quelli del nord Europa e preferivano non sovraccaricare il proprio armamento, optando per un’arma ben bilanciata e relativamente leggera. L’elso non sempre è diritto. Ci sono vari esempi negli affreschi e nelle miniature del tempo che raffigurano i bracci dell’elso ricurvi verso la punta della spada. Ci sono persino delle immagini di spade con elso ricurvo verso il pomo, forse un tentativo presto fallito di migliorare la protezione della mano. Bibliografia: L.G.Boccia (a cura di), Dizionario terminologico. Armi difensive dal Medioevo all’età moderna. Centro D, Firenze 1982. L.G.Boccia e E. Coelho, Armi bianche italiane. Bramante Editrice, Milano 1975. M.Troso, Le armi in asta dalle fanterie europee (1000-1500), Istituto Geografico de Agostani, Novara 1988. U.Barlozzetti e S. Matteoni, Storia illustrata delle Armi Bianche. Dalla preistoria al XX secolo. Giunti, Firenze 2008.
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