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30/12/2010

Anno Domini 1311-2011. il 23 ottobre Cangrade I della Scala rivive a Verona.

30/12/2010

domenica 10 aprile 2011: passeggiata scaligera in centro a Verona

 

La morte di Cangrande

Conquista di Treviso e morte di Cangrande
(di Fabio Carlo Sansoni)

“Die martis XVIII iulii, hora termie, magnificus vir dominus Canis Grandis de la Scala intravit civitatem Tarvisii et ibi regnavit IIIIor diebus infirmus, et die sabbati seguenti transacta tercia diem clausit extremum...”
(Oliviero dalle Nozze, notaio del Capitolo della Cattedrale di Verona)

Cangrande - sarcofagoNella primavera del 1329 un cambiamento di governo a Treviso, che creò numerosi esuli disposti ad aiutarlo a conquistare la città, in cambio del loro ripristino in città, spinse Cangrande a sospendere i suoi piani di conquista contro Mantova e a buttarsi nella conquista della città del Sile.
I primi giorni di luglio Cangrande lasciò la sua bella Verona per l'ultima volta e, il 12 luglio 1329 giunse nei pressi delle mura della città di Treviso con maximum guarnimentum (ossia un grande esercito) dando inizio all’assedio. La conquista della città non fu frutto di lunghi e sanguinosi combattimenti. Alcune cronache del tempo sono concordi nell’affermare che la conquista avvenne “senza colpo di spada”. Il signore Scaligero affidò il comando generale delle truppe assedianti a Marsilio da Carrara, mantenendo autonomi il contingente di Vicenza sotto il comando del loro podestà Bailardino Nogarola e le truppe cittadine di Verona, Padova e Feltre. Al suo fianco c’erano alcuni aristocratici di corte, cavalieri come ad esempio Otto di Borgogna.
Probabilmente ci fu qualche breve scaramuccia tra soldati scaligeri e trevigiani ma si concluse tutto rapidamente poiché il podestà di Treviso, Gerozzo Bardi, scelse saggiamente di arrendersi consapevole della forza dell’esercito che lo stava assediando.
Guecellone Tempesta fu incaricato di trattare la resa e il 17 luglio 1329 il giudice degli anziani del Comune di Treviso siglò l’accordo tra i Tempesta e Cangrande. Secondo un cantare tedesco del XIV secolo, il signore Scaligero entrò “regalmente” in Treviso il mattino del 18 luglio, su un cavallo bianco e tenendo in mano un bastone. Scelse come sua residenza il palazzo del vescovado e nominò Pietro Dal Verme podestà di Treviso.
Cangrande concesse generosi privilegi ai signori di Treviso: a Guecellone Tempesta fu confermata la giurisdizione sul castello di Noale e fu nominato capitano in Treviso per conto dei signori della Scala. Anche la fedeltà dei membri dell’aristocrazia trevigiana che avevano aiutato (internamente) lo Scaligero nella sua conquista furono generosamente premiati. Cangrande prese dunque possesso della città senza sconvolgere totalmente il suo ordinamento e mantenendo un certo equilibrio nonostante Treviso fosse guelfa.
Appena arrivato nei suoi alloggi, Cangrande si mise a letto perché non si sentiva bene. Il mattino del 22 luglio 1329 Cangrande della Scala morì nelle stanze del vescovado di Treviso dopo aver raccomandato all'amico di famiglia Nogarola i suoi nipoti Mastino II e Alberto II come suoi successori. Apparentemente le cause dell’improvviso decesso del signore scaligero furono del tutto “naturali”. In effetti alcune cronache riportano un “malessere” che afflisse Cangrande negli ultimi giorni della sua vita, probabilmente causato dall’assunzione di troppa acqua gelata mentre era alla periferia di Treviso. Altri testi menzionano un fluxus o fluxus ventris associato ad uno stato febbrile. Che sia stata un’affezione diarroica, una congestione o una dissenteria questo è difficile da capire, in quanto bisogna tradurre con estrema cautela in termini medici moderni i testi trecenteschi che riportano dati clinici.
Esistono altre cronache – forse meno affidabili delle precedenti, ma non trascurabili – che menzionano l’eventualità di un avvelenamento. In effetti il grande condottiero morì improvvisamente, aveva solo 38 anni e quindi era un uomo relativamente giovane per gli standard di vita media del tempo. Cangrande aveva una tempra molto forte, era un eccellente combattente (praticamente combatteva sin da ragazzino) e raramente aveva avuto problemi di salute.
Pochi anni fa, e più esattamente nel febbraio del 2004, il corpo di Cangrande è stato rimosso dal suo sarcofago per essere sottoposto a studi e test scientifici, con lo scopo principale di trovare le cause della sua morte. Il corpo è stato trovato mummificato e, naturalmente, in uno stato di conservazione eccezionalmente buono, tanto che è stato possibile esaminare alcuni dei suoi organi interni (soprattutto il fegato). Dallo studio è emerso che la vera causa della morte è stato un avvelenamento per una letale quantità di digitalis (o digitale), estratta da una famiglia di piante e che, che in dosi eccessive, può diventare tossica e quindi velenosa. Le prove fanno pensare ad un avvelenamento non accidentale, probabilmente somministrata con il pretesto di curare il malanno che aveva preso bevendo la fredda acqua della sorgente prima del suo arrivo a Treviso oppure qualche altro problema probabilmente legato al fegato. E’ stato accertato che in alcune regioni europee la pianta nota come digitale purpurea era conosciuta nella medicina popolare trecentesca e si usava per curare l’idropisia. A questo punto potremmo supporre che i cronisti del tempo scambiarono gli effetti del veleno (dissenteria e vomito) per la causa della morte del condottiero.
Vi sono fonti nelle quali si narra che un medico di Cangrande venne fatto impiccare dal successore di Cangrande, Mastino II della Scala, dando così più certezze alla possibilità che sia stato volutamente avvelenato, anche se, è ben difficile sapere chi era effettivamente il mandante dell'assassinio. Uno dei principali indagati, almeno per le ovvie motivazioni di successione, poteva essere il nipote di Cangrande, l'ambizioso Mastino II.
Sulla data del decesso di Cangrande non ci sono dubbi, ma sull’ora esatta alcune fonti sono in disaccordo. Certo che non dev’essere stato un momento facile da gestire nemmeno per l’entourage dello Scaligero. Il problema che ci si poneva era “che cosa si doveva fare con Treviso e Verona”?
Treviso era passata agli Scaligeri da poche ore e Guecellone Tempesta sicuramente stava già pensando come fare per riprendersi il potere e il neo-podestà scaligero, Pietro Dal Verme, doveva tener sotto controllo la situazione cittadina. A Verona si presentava il problema della successione dato che Cangrande non aveva figli legittimi a cui trasmettere il potere. Sta di fatto che in sole 24 ore, ancor prima che la salma di Cangrande giungesse nel suo palazzo veronese, era stata già completata la complessa procedura del conferimento del potere ai nuovi signori di Verona.

Il corpo di Cangrande, che giaceva nel vescovado di Treviso, fu spostato con molta discrezione la sera stessa e, partì per Verona su un carro trainato da quattro cavalli, scortato da nobili e cavalieri. Lungo il tragitto ci fu probabilmente una sosta presso l’ospedale di Sant’Apollinare alla Peccana, un tempo fuori Porta Vescovo. In effetti se il corteo era veramente partito verso la sera del 22 luglio da Treviso, quando giunse nei pressi di Verona era tardi e le porte della città erano con tutta probabilità già chiuse.

La salma venne rivestita con abiti orientali e con il suono delle campane suonanti il lutto entrò in Verona il mattino del 24 luglio 1329 – la vigilia della festa di San Giacomo – passò sotto Porta Vescovo e fu avviato alla sepoltura in pompa magna.

Il corteo funebre seguì il rituale aristocratico che si tributava ai grandi signori del periodo: durante la processione i cavalieri, con armi rivolte verso terra e scudi rovesciati, portarono la salma di Cangrande, “aromatis arte refectum” ossia imbalsamata, insieme ai vessilli dell'aquila imperiale e della scala, l'elmo con il cane alato e lo scudo con i cani rampanti affiancati alla scala. Sul cavallo di Cangrande furono poste il cimiero e la spada sguainata del condottiero, la corazza e la barbuta su un secondo cavallo, a seguire una decina di cavalli con le insegne scaligere montati in vesti brune.

Alle esequie partecipò tutta la città e il clero veronese, e il corpo venne temporaneamente ospitato nella chiesa di Santa Maria Antica. Pare che la salma sia stata spostata due volte: una volta in una tomba di marmo in una chiesa in costruzione e, infine, nella impressionante tomba di marmo sopra l'ingresso della chiesa di Santa Maria Antica, sormontato da una statua equestre di Cangrande, sorridente e in abbigliamento da torneo (l'originale che ora si può ammirare al Museo di Castel Vecchio).

Tratto da un articolo di Gian Maria Varanini, “La morte di Cangrande della Scala. Strategie di comunicazione intorno al cadavere”, pubblicato nel volume “Cangrande della Scala. La morte ed il corredo di un principe del medioevo europeo”, Marsilio editore.

Altre fonti:
G.Orti Manara, Cronaca inedita dei tempi degli Scaligeri, Verona 1842
Hans Spangenberg, Cangrande della Scala, Verona 1992
wikipedia l’enciclopedia virtuale on line


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