La ferratura del cavallo di Federica Marziali Il rapporto tra uomo e cavallo è iniziato fin dal neolitico. Certo i primi approcci non sono stati dei migliori dal punto di vista del cavallo. Si trattava infatti del rapporto tra cacciatore e preda.  Quadro esposto presso il Museo di Solutré
| I popoli primitivi usavano cacciare i cavalli, come altri grandi erbivori. Uno dei sistemi utilizzati (dove il territorio lo permetteva) faceva leva sulla naturale propensione del cavallo per la fuga come principale sistema di difesa. Le mandrie venivano spaventate e spinte in zone senza via di fuga o con passaggi angusti in cui era più facile ucciderli. L’esempio più famoso si trova nella Borgogna francese a Solutré (sito di numerosi ritrovamenti del periodo paleolitico) |
Poi qualcuno deve aver capito che il cavallo era molto più utile come partner che come alimento. In Asia centrale dal 3000 a.C. circa si inizia ad addomesticare il cavallo. Gli utilizzi sono stati innumerevoli tanto da essere determinanti nello sviluppo della storia umana: animale da soma per il trasporto di carichi pesanti, per il traino di carri e carrozze, un aiuto in agricoltura e come cavalcatura per spostamenti veloci, in battaglia, a caccia. Inizialmente il cavallo fu utilizzato scalzo, cioè senza ferri e non si sa con certezza chi e quando introdusse la pratica della ferratura del cavallo. L’uso del cavallo da parte degli uomini ha notevolmente modificato le sue abitudini. In natura vive in branchi che passano 14-18 ore al giorno a pascolare in movimento su ampi spazi percorrendo circa 50 km al giorno alle varie andature (passo, trotto, galoppo) e non deve trasportare né trainare pesi. E’ proprio questo continuo muoversi che col tempo irrobustisce la suola e lo zoccolo e li rende adatti ai vari terreni. Nella convivenza con l’uomo il cavallo vive spesso separato dai suoi simili e non ha la possibilità di muoversi e pascolare, si nutre di alimenti che a parità di quantità contengono maggiori nutrienti (granaglie, cereali, fieno seccato) quindi il tempo dedicato all’alimentazione si riduce a 2-4 ore al giorno. E’ confinato in spazi ristretti (stalle, box, piccoli recinti) e passa molte ore fermo. Alcune delle operazioni di cura personale diventano più difficili se non impossibili (come ad esempio rotolarsi o stirarsi). Queste differenze nel modo di vivere rendono lo zoccolo più delicato e la ferratura è stata introdotta per cercare di ovviare a questi problemi (anche se a volte può causarne altri). La ferratura consiste nell’applicare all’unghia del cavallo una protezione metallica (il ferro) che salvaguarda lo zoccolo dall’usura. Viene applicato all’unghia tramite dei chiodi anch’essi in metallo. Il chiodo viene inserito in un punto non sensibile della parete cornea, quindi il cavallo non sente nulla (rif. Fig.1). Visto che l’unghia continua a crescere i ferri vanno tolti periodicamente (circa ogni 45-60 giorni) per effettuare il taglio e pareggio dell’unghia in eccesso, indipendentemente dal consumo del ferro. I ferri possono poi essere riutilizzati o sostituiti, questo dipende dal loro stato di usura. |  fig.1 |
Si può presumere che i paesi con clima secco sentissero in modo minore questa esigenza in quanto questo tipo di clima favorisce il naturale indurimento dello zoccolo. In effetti Senofonte nel III secolo a.C. spiega quali accorgimenti adottare per rafforzare lo zoccolo del cavallo ed abituarlo ai vari terreni e quanto sia importante scegliere fin dall’inizio un soggetto dai piedi sani. [Nell’esaminare il corpo, bisogna osservare anzitutto i suoi piedi. Infatti, proprio come una casa è ritenuta senza valore se le sue fondamenta non sono solide, per quanto buone possano apparire le sue parti elevate, così anche un cavallo da guerra può risultare senza valore se ha cattivi piedi, anche se tutte le altre caratteristiche sono buone: in quel caso infatti egli non potrebbe far uso di nessuna della sue qualità. Quando si osservano i piedi bisogna esaminare per prima cosa le unghie: quelle robuste infatti, ai fini della bontà dei piedi, fanno la differenza rispetto a quelle sottili. … …Simone dice che la buona salute dei piedi è evidente dal rumore degli zoccoli, ed ha ragione: infatti lo zoccolo cavo a contatto col terreno risuona come un cembalo. … Le stalle umide e lisce danneggiano gli zoccoli anche se sono ben formati… …La parte esterna della stalla sarà poi la migliore possibile, al fine di rinforzare i piedi, se si gettano in terra alla rinfusa quattro o cinque carrettate di pietre tonde, grandi quanto una mano …sarà come se il cavallo camminasse ogni giorno per qualche tempo su una strada pavimentata in pietra.] Prima dei Romani l’uso del ferro per proteggere lo zoccolo del cavallo non era ancora stato introdotto, infatti il cavallo veniva utilizzato più come mezzo per raggiungere la zona della battaglia che per combattere.
I Romani sono stati i primi ad introdurre qualcosa di simile alla ferratura: l’ipposandalo (rif. Fig.2). Si trattava di una specie di sandalo con la suola in ferro che veniva applicato grazie ad anelli e lacci al piede del cavallo. Sembra peraltro che l’ipposandalo fosse usato prevalentemente per applicare impiastri medicamentosi o proteggere il piede durante una cura, e raramente per proteggere gli zoccoli durante gli spostamenti al passo su terreni molto accidentati. Pare che le prime popolazioni ad aver introdotto l’abitudine di proteggere i piedi del cavallo con una lastra in ferro inchiodata all’unghia siano stati i Celti (o Galli per i Romani). Sono stati infatti trovati dei ferri nei corredi funerari di numerose tombe nelle quali il cavallo era stato sepolto insieme al suo proprietario. Il clima umido del nord Europa confermerebbe questa ipotesi. I Romani invadendo il loro territorio appresero velocemente questa tecnica e la migliorarono.
Mentre i primi ferri avevano il bordo ondulato (rif. Fig.3) e i chiodi utilizzati sezione tonda con testa ovale, l’evoluzione romana ha portato ad un ferro con profilo liscio e all’uso di chiodi con testa e sezione quadrata (rif. Fig.4). Questo tipo di chiodo consentiva maggior presa nell’unghia e tendeva meno a spezzarla rispetto a quelli a sezione tonda. Il materiale con cui veniva forgiato era il ferro. Nel medioevo l’utilizzo del cavallo anche nei combattimenti ha contribuito allo sviluppo delle tecniche di ferratura e al nascere anche di una vera e propria figura professionale, il maniscalco. Il maniscalco era in pratica un fabbro che forgiava il ferro con l’aiuto di incudine e martello partendo da una verga metallica (tuttora alcuni utilizzano questo metodo).
Il metallo veniva poi parzialmente raffreddato immergendolo in acqua e poi appoggiato ancora caldo sull’unghia (questa tecnica si dice di ferratura a caldo); dopo vari aggiustamenti per adeguarlo al piede del cavallo veniva fissato tramite i chiodi. L’uso diffuso della ferratura si ha durante il periodo delle Crociate (1096-1270), mentre prima era riservato ai cavalli dei nobili. A partire dal 1100 il ferro viene lavorato in abbondanza e non più riciclato come avveniva prima e anche questo favorisce la diffusione della ferratura. Risale al XIII secolo il primo scritto sull’argomento (Delle mascaltie del cavallo – Giordano Ruffo di Calabria). Bisogna comunque attendere il XIV-XV sec. per trovare i primi trattati di mascalcia (arte del pareggio e ferratura del cavallo e degli altri equini domestici) con studi sull’anatomia, le malattie e i possibili rimedi.  Scena da The Romance of Alexander dalla Bodleian Library, Oxford
Una curiosità se si vuole utilizzare un ferro di cavallo come portafortuna, va appeso con le punte verso l’alto, infatti se si capovolge la fortuna se ne và. Sicuramente trovare un ferro di cavallo poteva essere un colpo di fortuna in quanto il materiale con cui era fatto era all’epoca prezioso e poteva anche essere riutilizzato per forgiare nuovi attrezzi. E’ possibile anche che la tradizione di talismano derivi della leggenda di Saint Dunstan, un fabbro che diventò arcivescovo di Canterbury nell'anno 959. Si narra che inchiodò un ferro di cavallo allo zoccolo del diavolo. Il diavolo fu liberato solo dopo che ebbe promesso di non entrare mai più in un luogo protetto da un ferro di cavallo sulla porta. Bibliografia - Senofonte (Atene 430/25 a.C – Corinto 355 a.C) fu scrittore, storico, e mercenario.- L’arte della cavalleria (Perì Hippikiès) 350 a.C. - The Medieval Horse And Its Equipment. Medieval finds from excavations in London (Museum of London) - Fraser - Il comportamento del cavallo - Delle mascaltie del cavallo – Giordano Ruffo di Calabria Fonti Web - Wikipedia - http://www.trigallia.com/celti.asp
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