La donna nel Medioevo di Marika Pasini L’immagine della donna nel medioevo non è certo positiva, anzi, in questo periodo è stata dipinta come profondamente cattiva, dominata dal proprio sesso e perciò strettamente legata al peccato; un essere debole che deve essere necessariamente sottomesso all’uomo. Questa immagine è definita da chi detiene il monopolio del sapere e della cultura: gli uomini di chiesa. Sono i chierici che trasmettono le conoscenze, che fanno sapere al loro tempo che cosa bisogna pensare delle donne e come gestirle. “ Maledetto sia questo sesso in cui non vi è né timore, né bontà, né amicizia e di cui bisogna diffidare più quando è amata che quando è odiata”. Le uniche figure femminili che riescono a fuggire da questo stereotipo e ad essere considerate positivamente, almeno in parte, sono le vergini, le vedove e le donne sposate. Questo perché riescono a dominare la loro sessualità attraverso la pratica della castità. Le vergini rinunciano alla loro sessualità completamente, grazie ad un a scelta volontaria e consapevole; le vedove possono rinunciarvi dopo la morte del marito; le donne sposate la limitano in funzione esclusiva della procreazione. Questa classificazione di fatto individua tre stadi di perfezione morale a cui le donne devono aspirare e perciò la maggioranza delle prediche e dei trattati morali rivolti ad esse le classifica proprio in base alla castità. Instabili, irrequiete nell’anima, curiose, spinte a cercare sempre qualche cosa di nuovo che le fa cedere agli impulsi e alle passioni, le donne vanno dunque custodite. Custodite si, ma da chi? Dagli uomini naturalmente, laici o chierici che siano, dividono con Dio questo difficile compito. Con il termine custodia si indica tutto ciò che si può e che si deve fare per educare le donne ai buoni costumi e per salvare la loro anima. Questa custodia si riflette in ogni aspetto della vita quotidiana femminile, in particolare tra il XII e il XV secolo sono numerosissimi i trattati e le prediche che cercano di regolare l’abbigliamento, il modo di mangiare, l’uso della parola e la gestualità. La donna truccata e vestita in modo troppo curato privilegia l’esteriorità del suo corpo rispetto alla sua anima; i cibi e le bevande possono eccitarla e perciò vanno limitati, niente vino e niente cibi troppo caldi, ad esempio; i gesti devono essere strettamente controllati per non attirare l’attenzione, non si deve ridere ma sorridere senza mostrare i denti, non spalancare gli occhi ma tenerli socchiusi e rivolti verso il basso, piangere senza far rumore, non agitare le mani, camminare lentamente… Ma per quanto siano controllate nel cibo, negli abiti e nei gesti, le donne parlano…Ebbene si, parlano e naturalmente parlano troppo e male. Secondo i predicatori dell’epoca mentono con abilità, sono insistenti e lamentose, litigano, si scambiano maldicenze e parlano inutilmente. Per mettere in evidenza questo difetto, in alcune prediche si sostiene che Cristo sarebbe apparso, dopo la resurrezione, alla Maddalena perché sapeva bene che, in quanto donna, avrebbe immediatamente diffuso la notizia. Anche il rapporto con la parola scritta è guardato con sospetto. Secondo Filippo da Novara la donna non deve imparare né a leggere né a scrivere, se non per diventare monaca, perché dal leggere e dallo scrivere delle donne sono derivati molti mali. Sulle parole femminili incombe l’autorità di San Paolo che proibisce alla donna di insegnare (I Timoteo XIV, 12) e di parlare nelle assemblee (I Corinzi XIV, 34-35). Questi due passi sono stati usati, per lungo tempo, per giustificare il controllo sulla parola femminile. Le donne non entrano nei tribunali, non governano, non insegnano e non predicano. Le parole del potere, del giudizio e della cultura sono esclusivamente parole maschili. Va evidenziato però che dal XIII al XV secolo alcune donne, anche se in modo sporadico, osano farsi sentire, benché la loro voce sia coperta dal frastuono del coro degli uomini. Come abbiamo fin qui detto, castità, modestia, umiltà, sobrietà, silenzio, custodia, sono le parole che per moltissimi anni le donne si sono sentite dire. Le hanno ascoltate dai predicatori nelle chiese, dai familiari nelle case, le hanno ritrovate nei libri che venivano scritti per loro. Questo è il modello femminile imposto nel medioevo.
Sull'argomento: G. Duby e M. Perrot, Storia delle donne. Il Medioevo, Economica Laterza 1996
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