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30/12/2010

Anno Domini 1311-2011. il 23 ottobre Cangrade I della Scala rivive a Verona.

30/12/2010

domenica 10 aprile 2011: passeggiata scaligera in centro a Verona

 

L'abbigliamento medioevale

ABITI E MODA NEL MEDIOEVO  (appunti di Fabio Carlo Sansoni)

Parte prima

Affresco metà XIV sec.Si può parlare di moda, ovvero di stile e gusto per capi d’abbigliamento, soprattutto in periodi di pace. Il Medioevo fu un’era di continue lotte e guerre, ma ci fu anche chi si poteva permettere il “lusso” di pensare al proprio aspetto. Una prima osservazione che possiamo fare è che la moda medioevale si è conservata senza variazioni sostanziali per secoli ed ha lasciato tracce persino nei modi di dire più comuni: “è un altro paio di maniche”, cioè la situazione è decisamente mutata, oppure “restare in brache di tela” ovvero rimanere con un pugno di mosche in mano, frustrati per il totale fallimento ed anche in grande imbarazzo.
In effetti la dama medioevale aveva nel suo “guardaroba” o meglio nel suo baule (dato che di armadi medioevali non se ne può parlare), un campionario di maniche di ricambio che completavano l’abito a seconda delle occasioni e dei gusti. Lunghe e a forma di imbuto (fino al XIII sec), oppure strette ed aderenti al braccio ornate di lacci, cinture e cinturini vari (verso la metà del XIV secolo e poi soprattutto in tutto il XV secolo). Cambiando le maniche la dama rinnovava in un istante la propria immagine, l’ abito poteva cambiare aspetto con la minima spesa e sembrar sempre nuovo!
Per quanto riguarda le brache, erano un indumento tipicamente maschile, erano fatte di lino (o meglio tela grezza) ed erano indossate “a carne” , cioè come copertura per le pudenda. Sopra le brache si allacciavano le calze, due pezzi singoli (una per gamba almeno fino al XIV secolo), di lana o tessuto pesante simile al nostro attuale panno, dotate spesso di un “piede”, cioè una soletta in cuoio o panno pesante che permetteva di camminare anche senza bisogno di indossare scarpe. Pensiamo un momento ai pavimenti delle dimore medioevali: lastre di marmo gelide se non addirittura pavimentazioni in terra battuta ricoperta con della paglia.
Completavano l’abbigliamento basilare : la camicia, il mantello, il cappuccio, la cintura, le scarpe e la scarsella.

Parte seconda

miniatura_del_primo_1400Proseguo il discorso sull’abbigliamento medioevale. Premetto, sono solo nozioni generiche, si riferiscono ad un periodo abbastanza ampio e ad una zona geografica non specifica che va simbolicamente da Monaco di Baviera a Roma e da Parigi a Gorizia. Molte di queste nozioni sulla moda medioevale non valgono per i paesi del Nord (come Svezia, Norvegia o Danimarca) o per le popolazioni orientali (Gerusalemme) dove ci si vestiva diversamente per comprensibili motivazioni climatiche.
Parliamo dell’abbigliamento e delle differenze sociali. L’abito di un nobile o di un ricco mercante (nonché delle loro signore) era confezionato con tessuti pregiati, oltre al semplice lino o cotone, essi potevano disporre di sete e broccati. Ovviamente i ricchi facevano sfoggio di gioielli oppure ornamenti preziosi. Dame e castellane – oltre a sfoggiare anelli e braccialetti in oro e pietre preziose, avevano spille, ciondoli e collane che oggi rappresentano dei veri capolavori dell’arte orafa. Ricordiamo che l’orafo (ed in genere tutti gli artisti) a quel tempo non solo era un ottimo artigiano, ma conosceva perfettamente le varie simbologie, i significati di ogni pietra e di ogni colore. C’era una gran cura per le acconciature dei capelli, spesso si intrecciavano nastri colorati tra le trecce delle fanciulle, oppure i capelli venivano raccolti in reticelle dorate o argentate, intessute con fili di metallo prezioso e perle. Spesso era considerata molto elegante una coroncina di fiori freschi, magari una ghirlanda di violette. 
Le dame di rango o le ricche matrone difficilmente si mostravano in pubblico a capo scoperto, quindi erano necessari copricapo adatti. C’erano ad esempio quelli “a cuscino”o i cappelli “a cono” resi ancor più imponenti da veli o nastri svolazzanti.  Il colore è un codice, in questo credo l’uomo del medioevo e quello contemporaneo sono tuttora concordi. 
miniat_francese_XIVArti, professioni e mestieri disponevano di colori propri. Gli uomini di legge, gli studiosi, i notai e gli avvocati prediligevano il nero, che era anche il colore del lutto tranne che per le regine di Francia per cui era di rigore il bianco in caso di vedovanza. Ai medici si addiceva il viola, ai cavalieri lo scarlatto. Per il resto della popolazione, ovvero per gli umili artigiani, i contadini, i popolani, gli ordini religiosi mendicanti i colori erano il grigio, il marrone o il colore naturale della lana grezza ( interessante a questo punto considerare i colori dell’abito dell’ordine domenicano descritti in altro topic) . L’azzurro era considerato non solo un colore sacro (il manto della Vergine Maria), ma anche di alta nobiltà se non addirittura di regalità, spesso era il fondo sul quale spiccavano dei simboli in oro (vedi il giglio della casata di Francia). Il verde non era un colore particolarmente apprezzato, e un tessuto di colore verde non costava particolarmente. Per un tintore non era difficile da ottenere e spesso era un colore abbastanza diffuso tra le classi sociali medio-basse. Si narra che indossare un cappello di colore verde significasse aver fatto fallimento, chissà se il moderno modo di dire “restare al verde” non sia ricollegabile a questo infausto dettaglio della moda medioevale (e qui cade anche il mito o meglio lo stereotipo cinematografico di Robin Hood).

testo pubblicato dall’autore nel 2007 sul sito dell’Ordine delle Lame Scaligere

 

 

Parte terza

L’ABBIGLIAMENTO NEL BASSO MEDIOEVO ( in questo specifico caso tra il 1250 e il 1400)

appunti a cura di Fabio Sansoni


In epoca medioevale l’abito era qualcosa di più di un semplice riparo per il freddo:era un vero e proprio “status symbol” tant’ è vero che ancora oggi si dice “l’abito fa il monaco”. Nel medioevo gli abiti hanno subito notevoli cambiamenti dettati da quella tendenza che oggi, come allora, viene definita “moda”.Chi non indossava abiti consoni al proprio stato si poneva in contrasto con l’ordine sociale e di conseguenza con la volontà divina. Le scarpe a becco d’anatra  erano viste come simbolo di decadenza,perché per realizzare la loro lunghissima punta era necessaria una quantità maggiore di cuoio,motivo per il quale questo modello di scarpe stravagante veniva prediletto dai ceti sociali più alti.Non ci sono sfortunatamente testimonianze di leggi santuarie nel Tirolo del XV secolo, però ci sono stati tramandati i libri contabili dove vengono elencati scrupolosamente i vari modelli di abiti ed il loro costo.
Un esempio di moda tirolese dei nobili la si ha a Castel Roncolo nel tirolo,dove nelle iconografie ci appaiono uomini e donne con sfoggio di capi di vestiario uno sopra l’altro, ostentando così la propria ricchezza ed un esempio è la “Huppelande” (traducibile in Pellanda = Sopravveste) sulla Cotardie (traducibile in Cotardita = Veste).
Gli abiti dei contadini non seguivano molte tendenze, per motivi di risparmio i loro abiti avevano tagli molto semplici, perché servivano per il lavoro, infatti gli abiti delle donne lasciavano le caviglie scoperte, per permettere con facilità lo svolgimento delle mansioni lasciandole libere nei movimenti.I colori degli abiti erano spenti si andava dai colori della terra e se tinti si usavano materiali come le noci e l’ortica, quest’ultimi a differenza delle tinte brillanti usate per abiti di nobili erano facilmente reperibili in natura.La biancheria intima femminile comprendeva un sottoabito denominata “Camisa”, mentre per gli uomini,camicia e mutande. I tessuti erano in lino, le scarpe in pelle,alte fino alla caviglia, di una fomra semplice.
ABBIGLIAMENTO CORTESE:
Negli abiti dei nobili troviamo innanzitutto toni splendenti quali il blu, rosso e nero, molto amato dai nobili era il cosidetto abito “mipartie” o bipartito, realizzato in due colori e poteva essere posizionato in verticale, orizzontale o a scacchiera. Le materie prime usate per creare queste tinture di stoffa favolose erano materiali preziosi come l’indigo o la porpora, ricavata dal mollusco. A causa di queste elevate spese i nobili potevano andare incontro  a problemi finanziari e molto spesso venivano pagati in natura dai loro contadini e perciò avevano pochi redditi di moneta.Offemia Von Schenna per esempio fu costretta a vendere Castel Roncolo per questo motivo. Al contrario i cittadini potevano permettersi le stravaganze della moda perché venivano pagati in moneta per le loro attività. Tornando a parlare della biancheria intima i nobili portavano mutande di varie forme, corte e strette come uno slip, o lunghe e larghe come boxer chiamate “brache”.     Il materiale usato era la seta o il lino e dello stesso materiale era la camicia portata sopra le mutande. Gli uomini  avevano vasta scelta in capi d’abbigliamento, potevano usare un corto ed attillato farsetto, chiuso sul davanti e sulle maniche dei bottoni, che a volte aveva le spalle imbottite per renderle larghe e la vita risultava essere più sottile. Sopra il farsetto poteva essere portata una sopravveste (Tappert), aperta sui due lati con delle maniche cadenti che possedevano un’apertura che correva lungo tutta la loro lunghezza e dalla quale poteva fuoriuscire il braccio. Al contrario del farsetto questa sopravveste era lunga e la sua lunghezza variava, potendo arrivare alle caviglie o anche alle ginocchia. Diversa invece era la Huppelande, ampia con maniche importanti,chiusa da bottoni. Poteva essere realizzato con stoffe pregiate,come il broccato e la seta, ed essere foderate di pelliccia. Il capo d’abbigliamento usato per coprire le gambe era molto semplice, si possono distinguere due modelli, le calzabraghe (calzebrache) ed i pantaloni, uno più moderno dell’altro.
Le calzebrache avevano due gambali separati legati ad una cintura, tanto che ancora oggi si dice “un paio di pantaloni”. Potevano ricoprire tutto il piede o al contrario lasciarlo nudo con solo una staffa che passava al di sotto della pianta del piede stesso. Spesso le calzebrache di lana con il piede avevano una suola di cuoio o di panno spesso cucita sotto la pianta del piede, così da permettere a chi le indossava di camminare scalzo in casa sui freddi pavimenti di pietra o mattoni. Queste calze erano realizzate in lana o in lino e portate preferibilmente con abiti lunghi. Gli “Hosen”, erano invece due gambali cuciti insieme e sostenuti da una cintura in stoffa. Essi venivano portati con gli abiti più corti ed i  farsetti.
Una parte importante dell’abbigliamento era la cintura, poteva essere un “segno di casta” come il Dupsing, cintura del cavaliere. Normalmente la cintura veniva usata da tutti i ceti sociali per tenere assicurate le calza braghe  e tutto quello che doveva essere portato con sé come il borsellino o scarsella, il coltello personale, le posate o le forbici. Nel medioevo le tasche erano inesistenti.
La cintura del cavaliere “Il Dupsing”, aveva un significato simbolico ed era il segno di appartenenza alla nobiltà. Poteva essere realizzate in pelle resistente e decorata oppure erano in metallo, più o meno prezioso. Alle cinture in pelle si aggiungevano delle borchie in metallo pregiato come l’argento o pietre semipreziose. Il tipo, la quantità ed il materiale erano commisurati alla ricchezza ed al rango del cavaliere e rappresentava un investimento in un epoca nella quale la prassi dello scambio monetario era ancora agli inizi.
Parlando del copricapo erano grandi le differenze tra uomo e donna,gli uomini portavano spesso un cappello di feltro dalle forme più disparate. Uno dei capi era la “Pellegrina”, una mantellina munita di cappuccio che copriva le spalle realizzata per lo più in loden foderato in lino o seta. Nel XIV secolo era in uso presso tutti i ceti sociali. Dalla metà del XIV secolo, aperta sul davanti e chiusa da bottoni, entrò poi a far parte anche del guardaroba femminile. La coda del cappuccio, specialmente  nel modello maschile, era particolarmente lunga  così da poter portare la pellegrina con l’apertura  per il viso sul capo e la “coda” avvolta intorno alla testa come fosse un turbante. Questa moda divenne di gran moda in quel periodo, tanto che da esso si sviluppò un modello di copricapo detto “Chaperon”, la cui funzione era puramente estetica  e non più quella di riparare il suo portatore dalle intemperie, come nel XIII secolo. La lunghezza della coda della pellegrina si dice fosse commisurata con la ricchezza o grado di cultura dell’individuo che la indossava: un ricco studente dell’università, per esempio, poteva indossare una cappuccio con una coda particolarmente lunga. Le calzature dei nobili erano stivaletti, stivali e scarpe a punta o a becco ,queste ultime criticate dalla chiesa e giudicate molto stravaganti a causa della loro lunghissima punta. A volte la punta era così esageratamente lunga che si arricciava a spirale su se stessa. Riguardo l’abbigliamento femminile abbiamo la Veste o Cotardie, ossia un abito stretto con lunghe maniche guarnite con bottoni, normalmente molto scollato, realizzato con materiali preziosi che veniva portato sopra la Camisa. Sopra la Cotardita si poteva indossare una sopravveste senza maniche e con due ampie aperture sui fianchi dette “Hollenfenster” (finestre del diavolo), perché le sue aperture laterali lasciavano intravedere il corpo e le forme della dama che sotto indossava di norma solo il sottovestito. Nei mesi invernali le gambe delle dame venivano protette da calze in lana, che arrivavano al di sopra delle ginocchia ed erano sostenute da laccetti di stoffa o di lana intessuta. Per le donne la moda iniziale del velo semplice che copriva il capo si sviluppò  aggiungendo una benda di lino sotto il mento ed in fine in un modello più elegante detto “Kruseler”, ossia un velo in lino o seta, con una serie di balze pieghettate che incorniciavano il viso. Altri tipi di copricapo erano il ”Pillbox”, tamburello rigido alto circa 4 o 5 centimetri, sostenuto da una benda di lino che passava sotto il mento ed assicurato alla striscia di lino con degli spilloni, e lo “Chapel”, un copricapo ornato solo da nastri e piume. Il mantello era comune come uso e aveva la funzione di indicare lo stato sociale di appartenenza, perché si era impiegato per ripararsi dal freddo, ma a seconda dei materiali, pregiati o non, si riconosceva il benessere sociale. Si poteva chiudere o con una fibbia, oppure dal XIII secolo, con due fermagli sul davanti da una catenella. Il mantello, soprattutto maschile, del XIV secolo è ancor più complesso. A ruota intera o a mezza ruota, solitamente di lana pesante e foderato di stoffa più leggera come seta o lino, si chiudeva sulla spalla con una fitta serie di bottoni, simili a quelli delle maniche dell’abito. Spesso, nei mesi più freddi, le persone più ricche indossavano mantelli foderati di pelliccia. Un tipo di pelliccia molto in voga nel Trecento era il Vaio, un piccolo roditore di cui si utilizzava specialmente la parte della pancia, di colore bianco, con un’inconfondibile macchia allungata nera. Ritroviamo questi mantelli con pelliccia in moltissimi affreschi veneti e trentini dell’epoca.>>segue

 

 

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