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21/06/2008
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05/06/2008
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Knights of Honor

Knights of Honor


Titolo: Knights of honour (in lingua inglese)
Pubblicato da Deep Silver e Sunflowers (Austria)
Anno: 2006


Knights of honour è un videogame di strategia militare che si ispira al medioevo.
Come tanti giochi strategici, prevede la formazione di eserciti composti da vari tipi di guerrieri, la costruzione di edifici civili e militari, lo sviluppo di una buona capacità bellica e diplomatica e una capacità di valutazione per lo scontro tra forze armate nemiche.  
Ciò che mi ha colpito di questo videogame è una certa accuratezza in quegli aspetti “sociali” e “militari” tipici dei secoli XIII e XVI che esulano dal mondo fantasy  (che spesso “inquinano” i video games che si ispirano al medioevo) e sono di certo il frutto di una ricerca storica del team di creatori del gioco i quali mirano a  riscoprire il medioevo europeo anche attraverso un videogioco.
Il mondo del Basso Medioevo, quello conosciuto prima delle scoperte di Cristoforo Colombo, era decisamente limitato, andava dal Portogallo alla Russia e dalla Danimarca ai regni del Nord Africa, ed era suddiviso in tanti stati e staterelli, piccoli regni governati da re e imperatori  bellicosi ed avidi di potere. Prima di iniziare il gioco si può scegliere il secolo (il XII, XIII o XIV secolo) e l’impero che si vuole governare e dal quale inizierà l’espansione militare e commerciale che ha come unico scopo diventare il signore più potente del mondo. Il giocatore può raggiungere il suo scopo in vari modi.  Una particolarità del gioco è quella che il potere non si conquista unicamente con il “ferro”, ma anche con il commercio, le alleanze politiche, i matrimoni di convenienza, la diplomazia, la religione,  le alleanze ed i tradimenti.
Esistono vari tipi di unità di gioco: oltre al re o signore che il giocatore ha scelto, e alla sua nobile famiglia, ci sono i cavalieri, blasonati paladini di corte fedeli al loro signore, i soldati (che si dividono in moltissime categorie a seconda del periodo storico, della posizione geografica e della ricchezza del regno), i commercianti (che commerciano oro, tessuti, legnami, grano e cavalli), i religiosi o meglio i rappresentanti del clero (ma non solo cattolico, anche musulmano e ortodosso), i mastri costruttori e poi le spie.
Una società molto variegata, distinta in gerarchie ben definite, ognuno con un ruolo particolare e indispensabile, decisamente simile a quella del medioevo.

Mi ha colpito ad esempio il sistema militare previsto dal gioco: il re o signore può affidare il comando di una provincia ad un suo figlio (che deve essere rigorosamente maschio) investendolo del titolo di cavaliere solo se questi ha raggiunto l’età minima per poter affrontare una battaglia.
Il giovane, sempre scortato da un araldo e quattro cavalieri di corte fedeli al padre, viene dotato di un suo esercito personale che parte da una base di semplici villani o cittadini obbligati al servizio di leva (e quindi poco esperti nell’arte della guerra, spesso armati solo di forconi e randelli, molto disorganizzati e un po’codardi), e man mano che la provincia da lui governata cresce e si arricchisce di fucine, laboratori, cantieri, scuderie, segherie ed officine anche il tipo di combattente di cui può usufruire aumenta di qualità. Ad esempio per avere un buon balestriere deve recarsi in una città come Genova dove per una considerevole somma, pari quasi a una casa, può accaparrarsi i servigli di una squadra di balestrieri oppure per avere dei cavalieri in armatura pesante con lancia, spada e scudo deve recarsi in Germania ed arruolarli in qualche città dove vivono i cavalieri templari.. Anche il giovane signore migliora le proprie capacità belliche col passare del tempo. Ogni vittoria contro il nemico permette al condottiero e alla sua truppa di incrementare la propria conoscenza in uno degli aspetti della guerra: capacità di cavalcare, tirare con l’arco o la balestra, resistenza alla fame e alla stanchezza, etc..
Ovviamente, come accadeva nella realtà storica, molto spesso alcune città non erano in grado di fornire centinaia di cavalieri e soldati esperti e quindi si doveva ricorrere ai mercenari. Così il nostro signore deve recarsi in uno dei tanti accampamenti di mercenari (solitamente truppe di tedeschi, inglesi, ungheresi, polacchi, genovesi o veneziani) che si accampano nei boschi  poco distanti dalle mura delle città più ricche e popolose e assoldare le truppe che gli sono necessarie.
A volte il signore non riesce a fronteggiare il nemico da solo ed ha bisogno di un altro capitano, un cavaliere esperto nell’arte della guerra in grado di gestire un esercito, così ricorre a un capitano di ventura il quale entra anche a corte e gode di diritti e privilegi. Accade però, che alcuni capitani di ventura sono doppiogiochisti, infedeli o addirittura spie del nemico e che all’alba di una grande battaglia si schierano con il nemico. In questo caso il signore può far mettere in prigione il suo capitano (ammesso che riesca a prenderlo) oppure cercare di convincerlo pagando un prezzo maggiore.
Il giocatore può creare una personalità particolare per il proprio signore. A seconda delle scelte politiche, degli intrighi di corte, dei matrimoni combinati per pura convenienza e delle offerte di pace accettate o rifiutate il popolo e tutti gli altri potenti del mondo si fanno un’idea del carattere del signore (e quindi del giocatore). Può accadere ad esempio che la stessa cittadinanza si rivolti contro un sovrano crudele e poco attento alle esigenze del suo popolo o che il Papa di Roma lo scomunichi per essersi comportato poco cristianamente (e non sottostare al volere del clero di Roma).
Questo e molto di più è Knights of honour, forse un semplice videogame che però può aiutare i ragazzi (e non solo) ad avvicinarsi al medioevo. Ovviamente vi sono molte incongruenze e parecchi errori storici: gli armamenti dei soldati non sono sempre storicamente corretti , i nomi dei re e dei loro discendenti non sono esattamente quelli della storia reale in quanto anche nel gioco passano gli anni e a seconda delle scelte del giocatore  anche la storia subisce delle variazioni. Nel complesso però è un bel gioco, avvincente e abbastanza complicato, ma con un punto debole: chi ha studiato la storia medioevale e conosce un po’ la dinamica di famose battaglie ha la chiave per raggiungere più rapidamente l’obbiettivo principale del gioco.


 

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