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21/06/2008
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05/06/2008
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Jacques de Molay

Jacques de Molay - la fine dell’Ordine dei Templari –
di Fabio Carlo Sansoni
Jacques De Molay

 

Jacques de Molay nacque in Franca Contea nel 1243 ed è divenuto famoso nella storia come l’ultimo Gran Maestro dei Templari.
Entrò nell’Ordine nel 1265 poco più che ventenne e fu eletto Gran Maestro nel 1298 quando i Cavalieri Templari avevano spostato il loro centro da Gerusalemme a Cipro. Di là venne in Europa per curare gli affari economici del potentissimo Ordine (che aveva numerose case soprattutto in Francia) e per discutere con il Papa la possibilità di una nuova crociata per recuperare la Terrasanta. Molay pare volesse anche una fusione tra l’Ordine dei Templari e quello degli Ospitalieri, ma Papa Clemente V rifiutò.  Il fatto era che il re di Francia Filippo IV il Bello si era indebitato fino al collo per sostenere la sua politica e aveva contratto dei prestiti enormi con i Templari. Quando Molay giunse in Francia il re decise di distruggere l’Ordine dei Templari ed impadronirsi dei loro tesori. In effetti era risaputo che l’Ordine disponeva di una fortuna immensa accumulata in due secoli di guerre e saccheggi. Fu così che il re francese preparò una grande trappola per cogliere di sorpresa tutti i Templari di Francia e arrestarli con l’accusa di eresia e tradimento.
Il 13 ottobre 1307 tutti gli uomini dell’Ordine dei Templari residenti in Francia e nei paesi limitrofi furono arrestati per ordine di Filippo il Bello re di Francia e con il consenso del Papa Clemente V. Fu un’operazione di repressione organizzata incredibilmente bene tanto da sorprendere contemporaneamente quasi tutti i Templari di Francia. Poco tempo dopo il Papa scrisse una bolla con la quale sopprimeva l’Ordine dei Templari e faceva trasferire tutti i loro beni ad altri ordini come ad esempio agli Ospitalieri e ai monaci di Calatrava.
I Templari furono accusati di eresia, bestemmia, sodomia e idolatria e quelli che si opposero all’arresto vennero assassinati mentre gli altri marcirono nelle prigioni francesi. Il processo ai Templari fu celebrato nel tribunale di Parigi, ma il re non attese nemmeno il verdetto finale e ordinò di far giustiziare Molay e gli altri monaci dell’Ordine.

 

Jacques de Molay e gli altri capi dell’Ordine erano stati condannati al carcere perpetuo ed erano detenuti da tempo nel castello di Chinon dove erano stati interrogati più volte dagli emissari del Papa. Una ricercatrice italiana, Barbara Frale, nel 2001 ha scritto un libro nel quale fa menzione di un documento importantissimo scoperto negli archivi vaticani, ossia una pergamena del 1308 sulla quale v’è scritto che il Papa Clemente V aveva assolto Jacques de Molay ed altri Templari e revocato la loro scomunica. In effetti l’accusa di eresia che gravava su Molay e gli altri monaci era basata sul rituale segreto per ottenere l’ingresso all’Ordine. Il novizio doveva rinnegare Cristo e sputare sulla croce, ma era chiaro al Papa, che seppur giudicava questo rituale indegno e deprecabile, non era da confondersi con l’eresia. In effetti questo barbaro rituale era un modo per verificare l’obbedienza assoluta ai maestri dell’Ordine e serviva per preparare i novizi a quello che i saraceni avrebbero potuto far loro.
Ad ogni modo Filippo il Bello non si curò della volontà del Papa, il quale era l’unico che avrebbe potuto legittimamente giudicare e condannare dei monaci. Il re di Francia teneva in pugno il papato (che aveva sede ad Avignone)  e non accettò altro tribunale che quello di Parigi, quello che lui poteva dirigere a suo piacimento. Fece torturare i Templari estorcendo loro le confessioni che voleva e senza perdere tempo li fece bruciare vivi. Il Gran Maestro che forse aveva confessato sotto tortura sperava nell’aiuto del Papa, ma vedendosi abbandonato anche dal pontefice ritrattò la propria confessione estorta con la forza dai suoi carcerieri.

 

Il 18 marzo del 1314, a Parigi, sull’isola della Senna davanti ai Giardini Reali, il monaco Jacques de Molay, l’ ultimo Gran Maestro dei Templari, e Goffroy de Charny, precettore della Normandia, vennero arsi vivi sul rogo con l’accusa di eresia.
Prima di venir bruciato, il Gran Maestro invocò la giustizia divina contro il re che lo mandava a morte, contro il suo ministro Guillaume de Nogaret e il Papa che lo aveva abbandonato e come si narra pronunciò una famosa maledizione.

I pochi Templari che scamparono ai roghi o vennero assolti (perché dichiaratisi pentiti) entrarono negli altri ordini monastici ritenuti ancora legali o si ritirarono a vita privata nei pressi delle loro antiche commende.

Così finiva la storia dell’Ordine monastico-cavalleresco più importante del Medioevo che per duecento anni aveva segnato le sorti del mondo cristiano e musulmano e iniziava la sua leggenda.
Da allora sono stati versati fiumi di inchiostro sulla storia dei Templari; centinaia di studiosi e ricercatori hanno dedicato anni della loro vita alla ricerca di nuove testimonianze e documenti che possano far luce su una delle manovre politiche più subdole della storia, ma non solo, anche sui presunti tesori custoditi dalla Militia del Tempio di Salomone. Per secoli i Templari hanno stuzzicato la fantasia di scrittori di tutto il mondo e forse grazie ai milioni di libri pseudo-storici e ricostruzioni romanzesche pubblicati negli ultimi 50 anni si è alimentato l’interesse per questi monaci-cavalieri e per tutti i misteri a loro collegati.


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