Arte scaligera di Fabio Carlo Sansoni Trattare dello sviluppo della storia dell’arte del XIV secolo sarebbe troppo lungo e complesso per le attuali dimensioni di questo sito, il quale non vuole aver la pretesa di divenire un’enciclopedia virtuale su tutti gli aspetti del periodo trecentesco, ma solo un contenitore di informazioni storiche sul periodo scaligero. Ci limiteremo quindi a fornire delle informazioni su alcuni aspetti dell’arte del Trecento nell’area veneta, cercando di illustrare delle opere artistiche realizzate nei territori scaligeri e inserirle in un contesto storico-politico al fine di dimostrare quanto l’arte (che sia pittura, scultura, architettura oppure letteratura) sia influenzata dagli avvenimenti politici, dalle innovazioni tecnologiche, dai movimenti religiosi e persino dalle guerre di un dato periodo storico. Il gotico nel Veneto del XIV secolo “…vennero a risorgere nuovi architetti, che dalle loro barbare nazioni fecero il modo di quella manierati edifici che oggi sono da noi chiamati tedeschi…” (G. Vasari, Le Vite, XVI sec) Non possiamo parlare di arte italiana del Trecento senza perlomeno accennare allo stile imperante di questo secolo: il Gotico, uno stile che influenzò per primo l’architettura (soprattutto religiosa) e in un secondo tempo tutte le altre forme artistiche. A causa della sua provenienza francese, in età medievale l'architettura gotica era chiamata opus francigenum. Il termine "gotico", in senso dispregiativo, fu invece coniato da Giorgio Vasari nel XVI secolo come sinonimo di nordico, barbarico, contorto, contrapposto alla ripresa del linguaggio classico greco-romano del Rinascimento. La definizione di stile “gotico”, che segue il precedente stile “romanico”, è dunque un riferimento convenzionale applicato a quei fenomeni artistici iniziati in Francia attorno al 1140. In Inghilterra e Spagna il Gotico si affermerà solo alla fine del XII secolo, in Germania nei primi anni del XIII secolo e per ultimo in Italia. Il gotico in Italia ha caratteristiche che lo distinguono notevolmente da quello del luogo d'origine. In particolare non viene recepita l'innovazione tecnica e l'arditezza strutturale delle cattedrali francesi, preferendo mantenere la tradizione costruttiva consolidata nei secoli precedenti, e anche dal punto di vista estetico e formale non trova un grande sviluppo lo slancio verticale quasi estatico dell'architettura d'oltralpe. Se da un lato quindi c'era stato un'applicazione precoce di elementi gotici in epoca romanica (i rosoni e le volte a costoloni nel nord-Italia, gli archi a sesto acuto di retaggio arabo in Italia meridionale), dall'altro la tradizione romanica, influenzata dai modelli bizantini, paleocristiani e classici, si oppose radicalmente al principio dell'annullamento delle pareti. Ciò fu dovuto probabilmente anche a questioni puramente pratiche: il clima italiano avrebbe fatto negli edifici coperti di vetrate un "effetto serra" nei mesi estivi, per cui la soluzione preferita fu quella di mantenere strutture in massiccia muratura, più fresche, sulle quali si stendevano preziose decorazioni ad affresco. Si ebbe quindi in Italia un “compromesso” tra romanico e gotico, con il rifiuto dello slancio eccessivamente verticale e dello svuotamento delle masse murarie. Volendo riassumere lo sviluppo dello stile gotico in Italia si potrebbe iniziare con una fase iniziale nel XII secolo con lo sviluppo dell'architettura cistercense, una fase successiva dal 1228 al 1290 di "primo gotico"; le realizzazioni dal 1290 al 1385 sono considerate di "gotico maturo" ed infine l'ultima fase dal 1385 fino al XVI secolo con l'inizio e la prosecuzione di cantieri "tardo gotici" come al Duomo di Milano ed alla Basilica di San Petronio a Bologna. Non possiamo esimerci dal nominare almeno il maggior esponente della pittura trecentesca italiana: Giotto di Bondone (n.1267- m.1337 c.ca). Egli influenzò con il suo stile decine di artisti locali, come Giuliano e Pietro da Rimini, Bernardo Daddi, Taddeo Gaddi, Maso, il Maestro dell’Arengo, Tommaso di Stefano detto Giottino, Pacino di Bonaguida e Jacopo del Casentino, che proseguirono nello sviluppo del suo linguaggio formale, soprattutto nella ricerca dello spazio e dei volumi che diverranno tipici del gusto estetico del Trecento. L’arte del XIV secolo nell’area veneta Come in Lombardia, anche in Veneto, l’arte di fine Duecento e del Trecento si svolge sotto il segno della crescente influenza delle famiglie signorili, che con alterne fortune si disputano il potere nelle città precedentemente sottomesse al dominio di Ezzelino III da Romano. In Veneto, anche la storia dell’arte, viene influenzata dalla gestione del potere degli Scaligeri, dei da Carrara e dei da Camino. Grazie alla vitalità dei suoi centri urbani, la regione aveva vissuto una splendida stagione comunale, caratterizzata da importanti interventi nelle infrastrutture architettoniche (mura difensive, torri, porte, palazzi e ponti), che vengono ora potenziate in chiave monumentale, come ad esempio attestano gli insediamenti strategici di Cittadella, Montagnana, Este, Monselice, i quali conservano quasi intatti gli impianti del XIII-XIV secolo, chiusi entro imponenti cinte difensive attrezzate con possenti torri merlate, porte fortificate e rocche. Lo stesso vale per le chiese, specie quelle degli ordini dei mendicanti, erette prevalentemente secondo un duplice schema: a navata unica di vaste proporzioni (San Fermo a Verona) oppure a tre navate (Sant’Agostino a Padova o San Nicolò a Treviso). Proprio nella decorazione delle chiese si assiste a una svolta fondamentale nelle vicende della pittura regionale, che sin dall’inizio del Trecento si manifesta per il vasto raggio d’azione delle maestranze cresciute nei cantieri giotteschi di Padova - come il cosiddetto Maestro del redentore che dirige verso il 1330 la decorazione della chiesa di San Fermo a Verona – e per la circolazione di artisti provenienti da altre zone dell’Italia, specie da Venezia, dalla Lombardia e dall’Emilia. Ad esempio Tommaso Barisini da Modena, la cui presenza è attestata a Treviso nella verso il 1347, dove affresca una mirabile serie di ritratti di domenicani nella sala capitolare del convento di San Nicolò. Barisini getta le basi per quella svolta naturalistica che segna la pittura veneta nella seconda metà del secolo e che ha come suo protagonista nel veronese Altichiero da Zevio. Infatti Altichiero inizia la sua carriera proprio a Verona affrescando le pareti della chiesa di Sant’Anastasia per la potente Signoria degli Scaligeri il cui rappresentante era Cansignorio della Scala, per poi trasferirsi a Padova nel 1370, al servizio di Francesco Da Carrara, e della famiglia Lupi di Soragna per i quali dipingerà le cappelle di San Giacomo e San Giorgio presso la basilica di Sant’Antonio. In Veneto (soprattutto a Verona) gli Scaligeri, come i Visconti di Milano, affidano ad una prestigiosa serie di iniziative artistiche il compito di manifestare la potenza e la magnificenza del casato. Così oltre al potenziamento delle fortificazioni cittadine e all’erezione del palazzo di famiglia nel cuore del centro abitato, i signori di Verona fanno creare una vasta area cimiteriale, riservata ai soli membri della famiglia, sul sagrato della chiesa di Santa Maria Antica, la chiesa che sorgeva proprio di fianco alla loro residenza. Si tratta di una delle opere scultore più importanti del Gotico veneto: i fastosi monumenti sepolcrali chiamati Arche Scaligere realizzate perlopiù dal celebre scultore Bonino da Campione. La Storia dell’Arte , Biblioteca della Repubblica, Mondadori Electa (Milano) 2006. Storia dell’Arte, Francesco Negri Arnoldi, Gruppo Editoriale Fabbri (Milano)1984. I Secoli dell’Arte, Il Trecento, Mondadori Electa (Milano) 2005. La Storia Voll. 5 e 6, Mondatori (Milano) 2007. AA.VV. Affreschi, da Giotto a Michelangelo, Mondadori 2002. Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, Bompiani, Milano 1999. Enciclopedia Europea, Garzanti 1977.
|