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21/06/2008
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I Castelbarco

Guglielmo di Castelbarco
di Fabio Carlo Sansoni

Prima di parlare di Guglielmo di Castelbarco ritengo sia necessario fare un breve escursus della nobile famiglia.
Il nome Castelbarco deriva dal castello di Barco, situato presso Pomarolo, poco più a nord di Avio. Già nel 1171, al tempo di Aldrighetto di Castelbarco, vivevano nel maniero in qualità di vassalli del Vescovo di Trento. Alcune fonti fanno risalire il loro insediamento ufficiale nel castello a quasi un secolo prima, ovvero al 1062, quando un certo Giovanni di Castelbarco, probabilmente il capostipite della famiglia, prese possesso del castello.

Affresco di Guglielmo di Castelbarco in S. Anastasia

Verso la metà del XIII secolo la famiglia è impegnata nella vita pubblica della val Lagarina. È un periodo in cui i vari governi comunali sono in crisi e si appoggiano a nobili e potenti famiglie per avere aiuto e protezione. Il castello di Avio diviene la residenza dei Castelbarco i quali, essendo ben armati e avvezzi all’uso delle armi in combattimento, si propongono di offrire protezione al popolo in cambio della sua obbedienza. Forse è Azzone che, durante le continue lotte che sconvolgevano il Trentino, fa ampliare la cinta muraria attorno al nucleo originario del castello di Avio (molto essenziale e simile a un castello-recinto) rendendolo un castello residenziale. Azzone di Castelbarco si allea con Ezzelino da Romano , poi con  gli Scaligeri di Verona e con i conti del Tirolo. Tutti signori che rappresentavano un problema per il Vescovo di Trento e ne fu così contrariato che lanciò una scomunica sul signore di Castelbarco. Azzone mirava alla propria autonomia, cercava di crearsi uno staterello autonomo che vivesse in pace e accordo con la potenza Scaligera, nella sfera politica ed economica di Verona. Nel 1265 muore Azzone di Castelbarco e dei cinque figli è Guglielmo che ne eredita il titolo e diviene il più importante personaggio della val Lagarina. I fratelli di Guglielmo (Bonifacio podestà a Verona, Alberto, Leonardo e Federico) sono abbastanza uniti al capofamiglia soprattutto quando c’è da combattere contro il Vescovo di Trento e così esordiscono sullo scenario politico con una scomunica collettiva che ribadiva la loro ferma volontà di essere uno stato autonomo.
Nel 1297 Guglielmo sposa Speronella da Vivaro, figlia di un ricco vicentino, che gli porta in dote 1000 lire veronesi, una cifra considerevole che alimenta le ambizioni politiche del marito.Arca di Guglielmo di Castelbarco
I rapporti con gli alleati veronesi non furono sempre ottimi, ci fu anche un momento, nel 1301,  in cui i Castelbarco si ribellarono al potere Scaligero. Bartolomeo della Scala li sconfisse distruggendo alcuni possedimenti dei nemici. La dimostrazione di forza e la lezione inflitta dai Signori della Scala fu così chiara che i Castelbarco ritornarono sui loro passi e furono ristabiliti i tradizionali rapporti pacifici.
Nel 1307 Gugliemo, facendo ricorso al denaro e ad una buona diplomazia, riuscì ad accaparrarsi Castel Pietra e Castel Beseno. Nello stesso anno iniziò la costruzione di Santa Anastasia in Verona e accoglie Dante Alighieri (ospite degli Scaligeri) nel suo castello di Lizzana. Poco tempo dopo, Guglielmo, dopo aver dato in sposa una sua nipote al fratello del Vescovo di Trento, ricevette un’altra investitura e i feudi di castel Corno, Castelnuovo e Brentonico. Guglielmo di Castelbarco era all’apice del suo successo politico, ormai era uno dei più grandi signori  della val Lagarina e ottimo amico degli Scaligeri. Guglielmo morì nel 1320 nel castello di Lizzana che era divenuta la sua residenza ufficiale, poco dopo aver guidato in battaglia 500 fanti e 50 cavalieri in aiuto degli alleati scaligeri. Nel suo testamento si nota la grande magnanimità del signore di Avio che, dopo aver diviso i sui feudi tra i fratelli, lasciò beni e denari a molte persone.

Guglielmo di Castelbarco venne chiamato anche Guglielmo “il grande” poiché non fu soltanto un ottimo stratega, un indomito guerriero e un  eccellente uomo politico, ma anche un mecenate generoso, sensibile allo sviluppo delle arti. Sicuramente fu sua l’iniziativa di costruire la chiesa di San Fermo a Verona (dove possiamo ammirare il suo ritratto) e a lui va il merito di aver fatto erigere Santa Anastasia sulla cui parete esterna possiamo ammirare ancor oggi la splendida arca che contiene il sarcofago del grande signore di Avio.

Tratto dal libro di Renato Bazzoni, “Il castello di Sabbionara d’Avio”, Armando Biondani editore.


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