Corradino di Svevia (n. 1252 - m. 1268) Corrado V re di Gerusalemme, duca di Svevia, noto come Corradino di Svevia, figlio dell'Imperatore Corrado IV e di Elisabetta di Wittelsbach di Baviera. Nacque a Landshut nel 1252 e, a soli due anni, rimase orfano del padre (Corrado IV) che gli trasmise i diritti ereditari sul ducato di Svevia, sul Regno di Sicilia e su quello di Gerusalemme. Di tali diritti si fece garante lo zio Ludovico, duca di Baviera, che accolse alla sua corte il giovane nipote e ne fu il tutore. Nel 1254 i baroni franchi di Terrasanta lo riconobbero quale re di Gerusalemme, un titolo che Corradino portò per tutta la sua breve vita, ma che rimase solo nominale. Intanto i suoi domini svevi si smembravano, terre contese dai vari feudatari tedeschi, mentre lo zio paterno, Manfredi, difendeva l’onore della corona sveva nel Regno di Sicilia dalle misre espansionistiche di Carlo d’Angiò. Anche il pontefice gli era avverso e non riconosceva i suoi diritti sulla Sicilia, anzi aveva scelto proprio Carlo d’Angiò quale signore di quelle terre. In Italia Corradino contava sui partigiani fedeli alla memoria di suo padre, soprattutto i ghibellini veneti e lombardi. La morte di Manfredi, sconfitto nella battaglia di Benevento nel 1266 dalle truppe angioine, e il profilarsi di un invasione dei guelfi guidati da Carlo d’Angiò, spinsero i fedeli alla corte sveva a guardare a Corradino (ormai adolescente) come al futuro imperatore e lo spronarono a far valere i propri diritti. Una delegazione di irriducibili ghibellini italiani ed alcuni esuli siciliani fra cui i conti Galvano e Federico Lancia ed i fratelli Capace raggiunsero il castello di Hohenschrwangau offrendo denaro e soldati al giovane duca affinché sostenesse la resistenza antiangioina. Corradino si lasciò convincere a scendere in Italia e a combattere gli usurpatori. Quello stesso anno convocò ad Augusta una dieta per annunciare le sue decisioni e nominò quali suoi eredi, in caso fosse caduto in battaglia, i duchi di Baviera. Il Papa rispose lanciando un anatema contro chiunque avesse aiutato Corrado nell’impresa o ne avesse anche solo riconosciuto l’autorità. Nel 1267 Corradino varcò le Alpi attraverso il Brennero e all’inizio dell’autunno giunse alle porte di Verona dove Mastino I della Scala lo accolse con grandi festeggiamenti. [vedi l’articolo sulle origini della signoria scaligera]
 In effetti il giovane duca non aveva un grande esercito (circa 12.000 uomini) e preferì svernare in Verona aspettando di ampliare il proprio esercito con tutti i ghibellini italiani della zona tra i quali i pavesi, i pisani, i vicentini, i mantovani, i bresciani, i ferraresi e i bergamaschi. Lasciata Verona, nel gennaio del 1268, Corrado conquistò Pisa da dove raggiunse Siena. Contemporaneamente molti centri in Puglia, Calabria e Abruzzo insorsero in suo favore. Nell’estate dello stesso anno finalmente potè entrare in Roma, dove fu entusiasticamente accolto in Campidoglio da Enrico di Castiglia, cugino e nemico di Carlo d’Angiò e senatore della città. Il 18 agosto Corrado si mosse verso l’Abruzzo, ovvero i confini del regno di Sicilia, alla testa di un esercito formato da ghibellini italiani e spagnoli, soldati saraceni e mercenari tedeschi, sfidando coraggiosamente Carlo d’Angiò. Il 23 agosto 1268, presso Tagliacozzo, lungo le rive del Salto, ci fu lo scontro tra l’esercito imperiale e quello angioino. Carlo d’Angiò non aveva un esercito numericamente superiore a quello di Corradino, ma la sua esperienza militare e il consiglio di Alardo di Valery, (Gran Ciambellano di Francia e connestabile della Champagne) gli furono utili e con uno stratagemma riuscì a sconfiggere le truppe ghibelline. Fu un vero massacro e l’aquila imperiale cadde nelle mani degli angioini, Corradino fuggì dal nemico e con alcuni soldati tentò di imbarcarsi al porto di Astura, ma fu bloccato dal signore locale, Giovanni Frangipane, un tempo fedele ghibellino, ma poi vigliaccamente passato dalla parte di Carlo d’Angiò. Il giovane duca fu imprigionato a Castel dell’Ovo a Napoli e il 29 ottobre 1268 fu decapitato in piazza del mercato insieme ai suoi fedeli compagni d’arme: Federico d’Austria, Bartolomeo Lancia, Gerardo Galvano. Con la sua morte la gloriosa dinastia degli Hohenstaufen si estinse e iniziò il dominio dei duchi di Baviera. Carlo d’Angiò era oramai il Signore dell’Italia meridionale, sostenuto dai guelfi e dal Papa e regnò con il pugno di ferro schiacciando ogni forma di insurrezione e piegando al suo volere chiunque tentasse di intralciare i suoi piani. 
|