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30/12/2010

Anno Domini 1311-2011. il 23 ottobre Cangrade I della Scala rivive a Verona.

30/12/2010

domenica 10 aprile 2011: passeggiata scaligera in centro a Verona

 

Castelli e fortezze a Verona

IL CASTELLO DI SAN MARTINO IN AQUARO

 

Il castello di San Martino in Aquàro, poi denominato Castelvecchio, fu fatto erigere da Cangrande II Della Scala tra il 1354 e il 1356, in un momento di crisi della signoria scaligera. L’ubicazione stessa del castello, ai margini del centro urbano, con la piazza d’armi rivolta verso (o meglio contro) la città e la residenza esterna alla cinta fortificata, denota la rottura del legame tra la famiglia regnante e la cittadinanza, quel rapporto di simbiosi che aveva caratterizzato gli anni del dominio di Mastino I, Alberto I, e di Cangrande I e che aveva costituito la vera forza della neonata signoria scaligera.

 

Si è ipotizzato che in passato sorgesse in questo luogo un vecchio ponte romano, collegato con un tratto delle mura fortificate che si congiungevano con l’Arco dei Gavi. I grossi blocchi di pietra ancor oggi visibili alla base della torre degli orologi potrebbero essere il resto di un avamposto difensivo sulla via Postumia, quella che coincideva al tempo della dominazione romana con la strada che conduceva a Porta Corsari, ossia il decumano massimo.

 

Il complesso fortificato di San Martino in Aquàro venne organizzato in due nuclei, distinti per struttura e funzione, compresi tra l’Adige e l’attuale Corso Cavour. Il primo nucleo difensivo ad oriente costituito da una vasta piazzaforte rettangolare ad uso delle truppe al soldo degli scaligeri, forse dotata di protezioni mobili lungo il lato del fiume, mentre era circondata da alte mura di pietra e da un fossato sui lati est e sud. Le mura inglobavano l’antica chiesetta di San Martino in Aquàro, le cui origini risalgono già al VIII secolo d.C. Il secondo nucleo fortificato si trovava tra l’ansa del fiume Adige e l’antico canale chiamato Adigetto. Si tratta di una piccola zona residenziale decorata con preziosi affreschi policromi (di cui oggi rimane ben poco se non una piccola parte dell’affresco rappresentante la Madonna con il Bambino e quattro santi e due donatori”.

Come cerniera tra le due parti del castello, fu utilizzato un tratto delle mura comunali veronesi (1194-1124) nel quale si apriva una pusterla che immetteva nella strada Gallica per Milano, documentata fin dal 1162 e detta Porta del Morbio dal nome di un possidente della zona (Morbio da Perceto). Danneggiato dall’innondazione del 1239, questo tratto di mura venne ricostruito nella cinta difensiva voluta da Cangrande I della Scala (1321-1325) con una diversa tessitura di mattoni alternati a un conglomerato di pietre e ciottoli.

Continuando verso Sud esso comprendeva, in continuità con la torre degli orologi, l’arco romano Dei Gavi, adattato a Porta della città. Completamento fondamentale della struttura, l’ardito ponte realizzato contemporaneamente su progetto attribuito a Jacopo da Gozo e Giovanni da Ferrara, e fu concepito come via di fuga verso i territori alleati del Tirolo, essendo accessibile unicamente dal castello.

Nel 1376, infine Bartolomeo e Antonio della Scala intrapresero la costruzione del mastio, la torre maestra,adiacente alla residenza e al ponte. Nel frattempo, la confisca dei terreni posti sulla riva sinistra dell’adige, allo sbocco del ponte, aveva consentito la creazione in quella zona di un broylus vale a dire un giardino o orto chiuso, accessorio alla residenza signorile. Dopo la caduta degli scaligeri, nel 1387 l’utilizzo del castello per scopi militari continuò con i Visconti e i Carraresi.

Si deve a Giangaleazzo Visconti la costruzione della Cittadella, del passaggio che collegava il castello di San Martino con la sua fortificazione e i castelli di San Felice e San Pietro.

È in questo periodo che il castello di San Martino prende il nome di Castelvecchio.


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