
Cast: Rutger Hauer, Raz Degan, Kasia Smutniak, Antonio Cupo, Cécile Cassel, F. Murray Abraham, Zoltan Butuc, Federica Martinelli, Vlad Radescu, Ángela Molina. Regia: Renzo Martinelli Sceneggiatura: Anna Samueli , Giorgio Schottler , Renzo Martinelli Durata: 139 minuti. Data di uscita nelle sale: ottobre 2009 Genere: Storico-Avventura Siamo nell’anno del Signore 1158. Nelle campagne intorno a Milano un ragazzino, Alberto da Giussano, salva la vita all'imperatore Federico I di Hohenstaufen che gli donerà un pugnale. Il giovane Alberto torna dalla famiglia che vive a Milano mentre Federico si sente dire da una veggente che la falce gli procurerà la sconfitta e l'acqua la morte. Alberto, cresciuto, si innamora di Eleonora considerata una fanciulla strana e in grado di “prevedere il futuro” attraverso frammentarie e orripilanti visioni. Federico invece porta all'altare la sposa bambina Beatrice di Borgogna e avverte come ineludibile l'esigenza di sottomettere i liberi comuni italiani a partire da Milano che verrà assediata e rasa al suolo anche grazie al tradimento del milanese Siniscalco Barozzi. Alberto vede morire i fratelli e tenta di uccidere l'imperatore che, riconosciuto in lui il suo salvatore di un tempo, lo lascia libero. Alberto però non demorde. Fonderà la Compagnia della Morte e si opporrà alla tirannia del Barbarossa.
Quando due anni fa, leggendo un articolo sul Corriere della Sera, appresi la notizia della decisione “politica” di realizzare un kolossal sulla storia di Alberto da Giussano e della lotta dei comuni lombardi contro l’Imperatore Federico Barbarossa, non nascondo che un filo di entusiasmo attraversò la mia mente. “Finalmente un bel film sul nostro medioevo..” dissi ingenuamente tra me e me, “..chissà che famose star del cinema sceglieranno per creare questo film!” E poi il mio pensiero volò subito sulle ali della fantasia e pensai a quante comparse, quanti re-enactors avrebbero utilizzato per le scene di guerra. Lo studio approfondito sulla Milano del XII secolo, la ricostruzione di armi e armamenti altomedioevali. Confesso che avevo qualche aspettativa. In seguito iniziarono a comparire sui giornali articoli in cui si denunciava un’operazione politica orchestrata dalla Lega di dubbia legalità. In effetti che il partito della Lega ci mettesse del suo, dato che si trattava della storia del suo personaggio simbolo, magari potevo anche capirlo. Un po’ del mio entusiasmo da re-enactor medioevale se ne andò leggendo che alla fine i produttori scelsero di girare la pellicola ad Alba Iulia, Bucarest e Hunedoara in Romania per motivi sia economici che logistici. “In Italia i costi sarebbero almeno triplicati” affermò il regista Renzo Martinelli, inoltre nell'area della storica battaglia di Legnano e comunque in Lombardia, era difficile trovare delle location per riprese, che necessitavano di ampi spazi incontaminati in cui muovere centinaia o anche migliaia di comparse. “Vabbè, giriamo tutto all’estero, facciano fare i milanesi ai figuranti romeni (con tutto il rispetto per gli attori che sono stati ingaggiati in Romania)”, bofonchiai infastidito, “ma almeno speriamo che i soldi pubblici vengano ben spesi. Insomma speriamo che non si usi ancora una volta la nostra storia, il Medioevo (italiano), semplicemente come un pretesto per far politica”. Detto questo, lascio ogni considerazione sull’aspetto politico del film, di cui in fondo non ho nessun interesse a parlare, e magari concentriamoci sulla pellicola. Premetto come sempre che non sono un critico cinematografico, ma solo un semplice appassionato di cinema ... solitamente di buon cinema, e adoro i film storici. Mi piacerebbe fare qualche considerazione storica e tecnica sul film che (lo ammetto con un po’ di pentimento per il tempo dedicatogli ) ho visto solo 3 volte! Se avessi voluto vedere un lungometraggio frutto di una scrupolosa fedeltà storica, avrei fatto bene ad andare a qualche seminario universitario sul Medioevo o a qualche conferenza di certi “oplologi” di mia conoscenza. Certo è che il film in questione contiene un buon numero di erroracci storici che fanno male non solo ad un erudito accademico, ma anche all’occhio di un semplice re-enactor che magari si è letto qualche libricino sul periodo storico ed ha anche potuto vedere “dal vivo” il funzionamento di riproduzioni di armi Duecentesche. Per esempio, vorrei far notare la scena in cui l’Imperatore dona al giovane Alberto una daga. In effetti è una daga alquanto bizzarra, direi in stile fantasy (ricorda il mitico “pungolo” di Frodo Beggins), sul cui elso dorato si leggono in strani caratteri similgotici le parole “Federicus imperator” (sicuri che si scrive così?). Potremmo parlare delle originali macchine d’assedio utilizzate nelle scene di guerra. Proiettili infuocati che sorvolano la Padania e bombardano Milano come fosse Beirut. Proseguendo su questo binario potrei segnalare le sorprendenti balestre utilizzate durante l’assedio di Milano. Notate bene la corda della balestra. Quando l’arciere/balestriere scocca il dardo la corda ondeggia orribilmente! Ma chi ha curato la parte relativa agli armamenti duecenteschi? Un altro particolare che mi urta è la barba dei personaggi. In questo periodo storico, dove tutto aveva un suo significato, anche portar la barba aveva una precisa motivazione. Un pellegrino o un crociato probabilmente avevano la barba, forse un personaggio di rango come un imperatore portava la barba, ma Alberto da Giussano perché è barbuto, in versione Gesù di Nazareth? Ma tutti questi particolari sono certamente discutibili in un’ottica di “prodotto di largo consumo e di facile impatto”. Magari ci dovremmo soffermare maggiormente sulla figura storica di Federico di Hohenstaufen e di Alberto da Giussano. Già è un problema capire se l’eroe milanese sia esitito o meno, ma del Barbarossa si sa molto di più. Era veramente un “mostro”, un crudele tiranno come lo si descrive nel film? Non sono uno storico, quindi mi limito a porre la domanda ed a esortare tutti coloro che amano documentarsi a leggere qualche buon libro (pubblicato negli ultimi 20 anni) sull’imperatore tedesco.
consiglio la lettura dell'articolo: http://www.francocardini.net/Appunti/Barbarossa.pdf
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