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21/06/2008
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Arrigo VII

Morte di Enrico VII - miniaturaArrigo o Enrico VII di Lussemburgo, (in tedesco: Heinrich; chiamato “Arrigo” da Dante Alighieri) nacque a Valenciennes 1275 c.ca e morì a Buonconvento, Siena, il 24 agosto 1313.
Era un membro di un importante casato comitale che risaliva al nobile Siegfried, la Casa di Lussemburgo, fu conte di Lussemburgo, dal 1308 fu re di Germania, re dei Romani e successivamente Imperatore del Sacro Romano Impero nel 1312.
Arrigo era figlio del conte Enrico VI di Lussemburgo e di Beatrice d'Avesnes. Fu educato alla corte francese e fu ad essa legato da vincoli culturali e politici.
Venne eletto re di Germania nel 1308, nonostante l’opposizione del re di Francia, Filippo il Bello, che appoggiava suo fratello Carlo di Valois. Venne incoronato ad Aquisgrana il 6 gennaio 1309, non ostante che non fosse giunta ancora da Avignone l’approvazione del Papa francese Clemente V fece sposare suo figlio Giovanni con Elisabetta, sorella di Venceslao III, che porterà all’Impero la Bosnia e la Moravia.
Animato da principi di pace e di giustizia si propose di realizzare questi ideali sia in Germania che in Italia, dove scese nel 1310, per far valere i suoi diritti imperiali, trovando buona accoglienza da parte dei Comuni del Nord Italia. Infatti, il 15 agosto 1309, Enrico VII annunciò la sua intenzione di recarsi a Roma ed aspettò la preparazione delle sue truppe per mettersi in viaggio il 1 ottobre 1310. Fu proprio a Milano che il re di Germania probabilmente conobbe Dante Alighieri e dove ricevette la corona ferrea ossia la corona di re dei Romani (1311), si recò quindi a Roma per essere incoronato Sacro Romano Imperatore, titolo che era vacante dalla morte di Federico II (periodo denominato “grande interregno”). La sua incoronazione ebbe luogo il 29 giugno, 1312.

All’inizio volle restaurare la gloria del Sacro Romano Impero ed assunse il ruolo di pacificatore delle frazioni guelfe e ghibelline, destando grandi speranze tra i suoi sostenitori, tra i quali c’era Dante Alighieri, il quale nella sua “Monarchia” affermava che l’autorità dell’imperatore derivava direttamente da Dio e che pertanto l’Impero era indipendente dal papato. Coinvolto nella lotta tra guelfi e ghibellini, finì per schierarsi con questi ultimi, facendo occupare Roma militarmente e mettendosi in aperto contrasto con il re di Napoli, Roberto d’Angiò, capo dei guelfi e con Firenze, loro roccaforte. Enrico cercò di punire Roberto d’Angiò per le sue azioni sleali (Roberto era tecnicamente un vassallo dell’imperatore) e lo sfidò apertamente.
Si alleò con Venezia e con Federico II d’Aragona, re di Sicilia, e tentò di organizzare una spedizione contro gli Angioini, ma morì improvvisamente per febbri malariche a Buonconvento nel 1313, prima di riuscire a restaurare l’autorità imperiale. La leggenda vuole che venne ucciso per avvelenamento da un sacerdote tramite un'ostia durante il rito della Comunione. Venne seppellito a Pisa all'interno del Duomo.

Enrico è il famoso “alto Arrigo” nel Paradiso di Dante. Anche nel Purgatorio Dante allude ad un uomo savio che, si augura, riporrà l'Italia sotto il controllo imperiale ponendo così fine al potere temporale della Chiesa. L'impresa di Enrico VII fu comunque fallimentare e le forze anti-imperiali ripresero subito il controllo dopo la sua morte.

Dopo la morte di Enrico VII, due rivali, Ludovico di Baviera della casa dei Wittelsbach e Federico il bello della casa d'Asburgo, rivendicarono la corona. La loro disputa culminò nella battaglia di Mühldorf il 28 settembre 1322, dove Federico fu sconfitto.


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