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30/12/2010

Anno Domini 1311-2011. il 23 ottobre Cangrade I della Scala rivive a Verona.

30/12/2010

domenica 10 aprile 2011: passeggiata scaligera in centro a Verona

 

L’armamento di Cangrande I della Scala

di Fabio Carlo Sansoni

Un evidente esempio di intercomunicazione tra studio della storia dell’arte e studio delle armi è perfettamente rappresentato dal monumento funebre di Cangrande I, ovvero la statua equestre del condottiero posta sulla sommità dell’arca, la sfarzosa tomba del più grande esponente della signoria scaligera. Osservando questa splendida scultura possiamo ricavare moltissime informazioni sull’armamento di un nobile cavaliere italiano del Trecento.

Statua equestre di Cangrande I

Il cavaliere è armato di barbuta con camaglio di maglia ad anelli, fissato a ricasco per proteggere l’aghetto di assicurazione e munito di nasale rovesciabile. L’armamento del capo è completato dal grande elmo gettato sulle spalle il quale è sormontato da un cimiero che riproduce il muso di cane alato (emblema della signoria scaligera e simbolo del connubio tra la famiglia della Scala e l’Imperatore tedesco). Il corpo del guerriero è sicuramente coperto da un’ imbottita sopra la quale indossa un usbergo di maglia di ferro, una corazza corta (un pettorale probabilmente a placche d’acciaio), il tutto ricoperto da una stoffa preziosa lavorata forse a ricamo con l’emblema della famiglia, la scala a quattro pioli. Sul petto vediamo degli occhielli metallici usati probabilmente per reggere le catene d’arme, necessarie per reggere l’elmo sulle spalle e/o le armi bianche quali la spada e la daga. L’usbergo che indossa Cangrande probabilmente non era un pezzo unico: se si sommano il peso di una giubba imbottita, di un usbergo a maglia metallica a manica a tre quarti e quello di una corazza a placche (anche solo il pettorale) si ottiene un peso che di certo sarebbe stato eccessivo ed insopportabile per un cavaliere. Si potrebbe quindi presumere che sotto la corazza a placche il cavaliere non indossi un usbergo intero e che le maniche siano a se stanti. Gli antibracci sono in cuoio bollito rinforzato da listelli metallici e borchiati. Le mani di Cangrande sono ben protette da un paio di manopole a lame parallele (simili a dei guanti a clessidra). Le gambe del cavaliere sono chiuse in protezioni di cuoio bollito e borchiato, allacciate all’interno della gamba per offrire maggior sicurezza, mentre le ginocchia sono protette da ginocchielli forse fatti di metallo. Le scarpe sono a lamine e dotate di speroni, ovvero degli sproni a rotella.

Statua equestre di Cangrande I


Questo è quanto vediamo analizzando la statua equestre. Ovviamente un esperto di armi medioevali può vedere oltre e attraverso confronti con i reperti storici conservati nei musei e le altre opere d’arte coeve può avanzare delle ipotesi interessanti.
La barbuta a ricasco è tipica dell’uso peninsulare circa tra il 1325 e il 1355, le maniche a tre quarti datano anch’esse tra il 1325 e il 1345 circa. Gli antibracci in cuoio bollito, già in uso all’inizio del trecento, sono “vecchio stile”  rispetto all’elmo e alle manopole.
Al contrario le protezioni degli arti inferiori sono decisamente troppo moderne, probabilmente un apparato in uso dopo il 1340, impensabile alla morte di Cangrande avvenuta nel 1329. Ricordano infatti quelle analoghe che si possono ammirare sull’arca di Galeotto Malaspina a Fosdinovo, del 1367.
L’epoca di Cangrande I fu un’epoca di “transizione” per lo sviluppo delle armature e di certo un cavaliere del suo tempo poteva indossare vari tipi di protezioni, magari prediligendo parti forse anche “fuori moda”, ma che certamente gli garantivano una personale sicurezza nei movimenti a scapito di una maggiore protezione. Di certo, l’insieme rappresentato dall’artista ricorda l’armamento tipico di un cavaliere del 1340-1345.
L’elemento che colpisce maggiormente è rappresentato dalla grande sella di legno ferrato chiusa completamente ai lati (grazie a parti mobili strette da ganci e cerniere). Si tratta di una sella tipica del territorio tedesco , di quelle usate per le giostre e i tornei. Interessanti sono le decorazioni floreali (foglie di quercia) della lunga coverta che ricopre il cavallo, un tipo di copertura molto più antica rispetto al resto dell’armamento, probabilmente una “licenza artistica” dell’autore della scultura, un particolare che ricorda il mondo dei tornei cavallereschi d’Oltralpe.

Riferimenti:
G.L.Boccia testo sul “monumento equestre di Cangrande I” pubblicato da G.L. Mellini, “I guerrieri di Avio”( pag 44) Electa editore ed atri testi del medesimo autore.
Fotografie: Fabio Carlo Sansoni


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